
Il giovane che la scorsa settimana ha accoltellato un ebreo ortodosso a Zurigo aveva espresso le sue intenzioni sui social network. La mancata prevenzione dell'avvenimento da parte dei servizi d'informazione della Confederazione solleva dei dubbi. La Consigliera Federale Amherd dovrà risponderne, riporta Watson.
I fatti di Zurigo
Sabato scorso il peggio è stato evitato solo grazie al coraggio dei passanti, che sono intervenuti di fronte alle coltellate date ad un giovane svizzero naturalizzato di origini tunisine inflitte ad un ebreo ortodosso. In un video di rivendicazione lo stesso 15enne avrebbe poi affermato di voler uccidere "più ebrei possibile". L'adolescente, definito "solitario", avrebbe avuto dei complici all'estero e si sarebbe definito membro dello Stato islamico.
Profili radicalizzati e video di rivendicazione
Lo scorso mercoledì CH Media ha rivelato che il giovane adolescente aveva precedentemente annunciato le sue intenzioni su Instagram, sin dal venerdì precedente i fatti di Zurigo. Il profilo sarebbe stato pubblico e localizzato in Svizzera, incentrato su contenuti legati al pane. Sarebbe stato utilizzato anche un altro profilo col nome "Bäckerei". I riferimenti al pane sono dei codici utilizzati da tempo per evocare degli attentati terroristici. Non si sa quando l'adolescente avrebbe pubblicato il suo video di rivendicazione in arabo, ma è certo che è stato diffuso rapidamente sui canali islamisti. Il profilo aveva più di 1000 follower su Instagram, tra cui parecchi membri dello stato islamico.
Perché il SAI non è intervenuto?
Non è dato sapere perché il Servizio d'attività informative della Confederazione non sia riuscito ad arrestare in tempo l'autore dell'aggressione. È la domanda che si pone anche Johannes Saal, sociologo e politologo dell'università di Lucerna che si occupa di reti jihadiste. È lo stesso sociologo ad osservare come sui profili del giovane fossero ancora presenti i video in cui lo svizzero naturalizzato esponeva le sue posizioni. Gli stessi contenuti avevano inoltre migliaia di likes. Ci si chiede quindi se e perché il Servizio d'attività informative non fosse al corrente questi contenuti, anche considerando il fatto che i contenuti legati allo Stato islamico non sono così numerosi in Svizzera. Ciò anche alla luce del fato che il Servizio può fruire di competenze e mezzi accresciuti in seguito ad una revisione della legge relativa.
Domani le risposte delle istituzioni
Domani il "ministro della Difesa" Amherd si occuperà della questione. La consigliera nazionale Steinemann (UDC/ZH) chiederà se il Servizio d'informazione sorvegliava l'autore dell'attentato. Dal canto suo, interpellato da CH Media, il Servizio d'informazione ha affermato che non commenta i casi individuali specifici. Lo stesso organo osserva chi diffonde contenuti jihadisti in Svizzera o dalla Svizzera. Dal 2012 ad oggi 779 persone sono state aggiunte alla lista delle "persone a rischio".

