
La Federazione dei produttori svizzeri di latte (PSL) conferma la volontà di "segmentare" il mercato, come deciso dai delegati lo scorso novembre: le quantità che superano il contingente di base attuale - che sarà definitivamente abolito alla fine del mese - potrebbero essere vendute a un prezzo inferiore. Secondo il direttore della PSL Albert Rösti, che si è espresso oggi davanti ai delegati riuniti a Berna, il volume dei contingenti attuali dovrebbe corrispondere alla futura "quantità di riferimento" per la quale i trasformatori pagheranno il miglior prezzo possibile. Numerosi produttori (ZMP, LOBAG, MIBA, Nordostmilch, Prolait, BEMO, MIMO e ZenOos) si sono già impegnati, assieme e per iscritto, a segmentare il prezzo del latte, ha ricordato Rösti. Le stesse organizzazioni hanno comunque già dato segnali concreti di voler limitare, pure dal primo maggio, la produzione ai livelli dei contingenti attuali. Rösti ha rilevato la necessità di coordinare l'attività dei produttori, che ne sono del resto coscienti. Questi devono poter negoziare quantità e prezzi con i trasformatori servendosi di una delegazione che li rappresenti a pieno titolo. I trasformatori riconoscono la necessità di segmentare il prezzo, si è rallegrato dal canto suo il presidente della PSL Peter Gfeller. Questi riconosce che "il volume di latte prodotto è attualmente troppo elevato del 5%". Per questo quantitativo è necessaria una forte correzione del prezzo, ammette, precisando tuttavia che "fintanto che saremo obbligati a produrre e lavorare a prezzi svizzeri, non potremo fare altrimenti che fondare i nostri prezzi sui quelli elvetici ed esigere il nostro 'bonus di svizzeritudine'". La sua è stata una decisa arringa contro un livellamento dei prezzi su quelli dell'Unione europea (Ue). Secondo Rösti, sul 90-95% del quantitativo di riferimento i produttori dovrebbero ricevere un pagamento sul modello "prezzo del latte nell'Ue + bonus di svizzeritudine + 15 centesimi" al litro. Il 5-10% rimanente dovrebbe invece essere collocato sul mercato secondo le possibilità offerte. Per le eccedenze sul quantitativo di base (100%) si profila la vendita sul mercato mondiale come latte in polvere al prezzo di esportazione attuale di 23 centesimi. La Commissione della concorrenza (Comco) guarda con scetticismo all'iniziativa dei produttori, che a suo avviso va assimilata all'istituzione di un cartello sul mercato del latte. Contattato dall'ATS, il vicedirettore della Comco Patrik Ducrey critica soprattutto un'intesa voluta per mantenere artificialmente alto il prezzo del prodotto. La PSL non ignora le difficoltà legate a iniziative monopolistiche. Lo scorso autunno aveva quindi sottoposto alla Comco l'idea - nel frattempo abortita - di un pool del latte. Solo il Consiglio federale potrebbe permettere ai produttori di derogare al divieto di un'intesa cartellistica in nome di un interesse pubblico preponderante. È tuttavia politicamente arduo reintrodurre dalla finestra quello che il parlamento ha fatto uscire volutamente dalla porta sopprimendo i contingenti. Resta il fatto che la stessa direttrice del Dipartimento federale dell'economia (DFE) Doris Leuthard ha invitato i produttori a darsi da fare assieme. E la stessa Legge sull'agricoltura (LAgr) prevede esplicitamente l'istituzione di organizzazioni settoriali, ha affermato Rösti. Il direttore della PSL ha anche approfittato dell'occasione per illustrare l'abbattimento delle eccedenze di burro per un volume di circa 5000 tonnellate e per precisare ai delegati che le discussioni in vista della fondazione di una nuova organizzazione lattiera sotto la guida dell'Unione svizzera dei contadini (USC) procedono in modo costruttivo. Il 30 aprile, con la fine del contingentamento lattiero, si chiude una storia durata 32 anni. La Confederazione lo aveva infatti introdotto nel 1977 per combattere le difficoltà di vendita e contenere i costi assunti da Berna per smerciare le grosse eccedenze. Si trattava anche di garantire il reddito dei prod
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