
È un baratto tra governi, scrive il Corriere online. Un accordo tra la Svizzera e gli Stati Uniti che ha portato all’arresto del regista Roman Polanski. Al centro della questione i fondi segreti depositati da cittadini americani in Svizzera. Quest’estate, lo ricordiamo, è stato raggiunto l’accordo: UBS ha consegnato al fisco americano l’elenco di 4.400 cittadini statunitensi che avevano nascosto i loro capitali nella banca svizzera. Ma la lista è parziale, perché il numero degli evasori sarebbe molto più alto: quasi 13mila. Sono solo sospetti, tiene a precisare il sito italiano, rilanciati sia dalla stampa elvetica sia da quella americana. E così, chi crede in questo “intrigo internazionale”, sostiene che la Svizzera abbia offerto Polanski per paura che la magistratura di Miami potesse bussare ad altre banche svizzere chiedendo l’elenco degli evasori statunitensi. Se oggi sono scattate le manette attorno ai polsi del regista franco-polacco, inseguito dalla giustizia statunitense per lo stupro di 32 anni fa dell’allora tredicenne Samantha Geimer, non è perché si sono verificate le condizioni favorevoli, ma “perché c’era la volontà di farlo, forse sotto la pressione della vicenda UBS”.Ma c’è dell’altro. Pare inoltre che Polanski, ha scritto ieri il Los Angeles Times, si sia impegnato nel 1993 a versare a Samantha Geimer 500mila dollari. Non si sa però se abbia mai mantenuto la sua promessa. Un vicenda, questa, che neppure la vittima ha mai raccontato. Anzi. Negli scorsi giorni la Geimer ha ribadito che Polanski avesse già pagato abbastanza.Se negli scorsi giorni si sono levate grida di sostegno a favore di Polanski da parte del mondo politico e cinematografico, ora pare che la solidarietà per il regista si stia in parte raffreddando, almeno nel mondo politico. Il portavoce del governo francese, Luc Chatel, ha precisato che Parigi non interverrà nella vicenda e che “Nessuno è al di sopra della legge”. Mentre il premier polacco Donald Tusk ha invitato i suoi ministri alla “cautela”.Widmer-Schlumpf alla 'Sonntagszeitung: 'Non c'erano alternative'La ministra di giustizia e polizia Eveline Widmer-Schlumpf difende ilmodo di precedere del suo dipartimento in relazione all'arresto delregista franco-polacco Roman Polanski. Non c'erano alternative, affermala consigliera federale alla "Sonntagszeitung". "Dal mio punto di vista" un avvertimento "sarebbe stato daconsiderare un favoreggiamento, rispettivamente una violazione delsegreto d'ufficio", spiega la Widmer-Schlumpf. Il procedimento si èsvolto in maniera corretta.La ministra respinge pure il rimprovero secondo cui le autorità digiutizia avrebbero potuto attivarsi anche in precedenza, visto chePolanski possiede uno chalet a Gstaad (BE) e vi trascorre regolarmentele vacanze: "il Dipartimento di giustizia ha sempre saputo dei suoisoggiorni solo a posteriori". Ma "questa volta sapeva che sarebbe arrivato", dato che gliorganizzatori del Festival del film di Zurigo avevano annunciato la suapresenza, ha proseguito la Widmer-Schlumpf. Tuttavia Polanski ha dovutocontare sulla possibilità di un arresto anche in occasione dei suoiprecedenti soggiorni in Svizzera.
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