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Turismo
"L'aliquota IVA nel settore alberghiero va ridotta, non prorogata"
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Keystone-ats
2 anni fa
È l'opinione del Consiglio federale che raccomanda la bocciatura di due mozioni identiche - sostenute da numerosi parlamentari - inoltrate dalla "senatrice" Esther Friedli (UDC/SG) e dal consigliere nazionale Philipp Matthias Bregy (Centro/VS).

La proroga dell'aliquota speciale Iva - 3,8% - per le prestazioni nel settore alberghiero oltre il 2027 non s'ha da fare poiché causerebbe un peggioramento delle finanze federali, già sotto pressione. È l'opinione del Consiglio federale che raccomanda la bocciatura di due mozioni identiche - sostenute da numerosi parlamentari - inoltrate dalla "senatrice" Esther Friedli (UDC/SG) e dal consigliere nazionale Philipp Matthias Bregy (Centro/VS). Nel motivare le rispettive mozioni, Bregy e Friedli rammentano che l'aliquota ridotta, introdotta la prima volta nel 1996 e poi prorogata per sei volte (l'ultima nel 2017 fino al 2027), continua a essere di fondamentale importanza per la stabilità del funzionamento economico di questo settore chiave del turismo.

55% dei pernottamenti generato da ospiti stranieri

L'aliquota speciale, inoltre, tiene conto del carattere d'esportazione del settore: circa il 55% dei pernottamenti nel settore alberghiero svizzero è infatti generato da ospiti stranieri. Rafforza inoltre la competitività a livello internazionale in un settore sensibile ai prezzi come quello del turismo. Pur essendo consapevole dell'importanza del turismo in quanto ramo economico di rilievo e del settore alberghiero quale sua chiave, il Consiglio federale ricorda che l'aliquota speciale è stata introdotta nel 1996 come misura temporanea per sostenere il settore a seguito dell'allora calo della domanda nonché dell'onere supplementare dovuto all'introduzione dell'Iva.

Record nel 2023

Il governo aggiunge di essersi espresso in più occasioni, sulla base di ragioni di ordine politico e amministrativo, a favore della soppressione dell'aliquota speciale, insistendo sul suo carattere temporaneo. L'esecutivo fa poi notare che, dopo una crisi negli anni Duemila, seguita dall'abolizione del tasso di cambio minimo del franco-euro e un crollo temporaneo durante la pandemia, il numero di pernottamenti ha raggiunto un nuovo record di quasi 42 milioni nel 2023 dall'introduzione dell'aliquota speciale. Ciò corrisponde a un aumento pari al 35% rispetto al 1996, quando l'aliquota speciale è stata introdotta, e del 5,6% rispetto al 2019. Secondo uno studio dell'istituto di ricerca BAK Economics del maggio scorso, inoltre, il settore del turismo dovrebbe continuare a registrare un andamento positivo fino al 2026.

Situazione attuale diversa dal 1996

La situazione odierna del settore non può più quindi essere paragonata a quella iniziale al momento dell'introduzione dell'aliquota speciale, stando al Consiglio federale, secondo cui un'ulteriore proroga si contrapporrebbe all'obiettivo del governo di semplificare l'Iva. Dopo un primo e unico dispendio iniziale, il passaggio all'imposizione all'aliquota normale ridurrebbe l'onere amministrativo per le imprese e l'Amministrazione federale delle contribuzioni e comporterebbe, secondo le previsioni, maggiori entrate pari a 270 milioni di franchi all'anno. Dato che l'aliquota speciale possiede attualmente un carattere temporaneo, queste entrate sono incluse nel piano finanziario della Confederazione a partire dal 2028. Un'ulteriore proroga comporterebbe quindi un peggioramento della situazione delle finanze federali, che dovrebbe venire compensato in virtù del meccanismo del freno all'indebitamento.