Cerca e trova immobili
Relazioni internazionali
L'accordo di sicurezza Svizzera-UE è in stallo
Ats
5 mesi fa
Avendo già un numero sufficiente di accordi nel Vecchio Continente, viene fatto sapere da Bruxelles, l'Unione europea non intende stringerne altri.

Il partenariato in materia di sicurezza e difesa tra Svizzera e Unione europea (UE), auspicato dal Consiglio federale, è a un punto morto, in quanto gli Stati membri dell'UE non sono interessati a stringere nuovi accordi. Lo ha appreso Keystone-ATS. Interrogata in proposito, la Segreteria di Stato della politica di sicurezza (SEPOS), comunica che non è stata fissata nessuna data per dei colloqui esplorativi formali. Questi rappresentano un primo passo per il proseguo della trattativa. Finora si sono svolte soltanto discussioni informali a livello tecnico.

I criteri valutati

Uno dei criteri di valutazione è l'equilibrio geografico. Finora l'UE ha concluso otto accordi di partenariato, cinque con nazioni europee e tre con esterne. Avendo già un numero sufficiente di accordi nel Vecchio Continente, viene fatto sapere da Bruxelles, l'UE non intende stringerne altri. I partenariati sono delle dichiarazioni d'intenti non vincolanti sul piano giuridico e adattati alle necessità dei partner. Da marzo questo accordo ha suscitato un interesse crescente. È infatti in quel momento che Ursula von der Leyen aveva annunciato la creazione dello Strumento di azione per la sicurezza dell'Europa (SAFE) per sostenere gli Stati membri negli ambiti degli armamenti e della difesa. La Commissione mette a disposizione 150 miliardi di euro, sotto forma di credito.

E la Svizzera?

Per gli Stati terzi, un partenariato di sicurezza e difesa rappresenta una premessa inderogabile per la partecipazione al SAFE. Per questa ragione, come spiegato dal capo del DDPS Martin Pfister al Consiglio nazionale, la Svizzera dovrebbe ancora siglare un accordo supplementare sugli armamenti. Questo avrebbe lo scopo, secondo il "ministro" zughese, di negoziare con l'UE condizioni migliori per l'industria degli armamenti nel quadro di progetti di riarmo comuni. Attualmente gli Stati non membri possono fornire un massimo del 35% dei componenti di un prodotto per la difesa. Una percentuale che potrebbe essere aumentata attraverso un ulteriore accordo.

I tag di questo articolo