
Gli svizzeri hanno eletto i propri rappresentanti alle Camere federali. I partiti, dopo le reazioni a caldo di ieri, da oggi iniziano a tirare le somme sui risultati ottenuti. Come leggere queste dinamiche a 24 ore dopo il voto? A Ticinonews ne abbiamo parlato con il giornalista Florent Quiquerez, cronista da Berna per "La Tribune de Genève" e "24heures" che segue la politica federale da Palazzo.
Visti i risultati, com'è il Ticino visto da Berna?
"A Berna non si pensava che Marco Chiesa riuscisse a prendere così tanti voti. Questo ha stupito molte persone, così come il risultato complessivo ottenuto dall'Udc in Ticino, un Cantone che solitamente era visto come terra leghista. Queste sono state le notizie che hanno sorpreso maggiormente".
Il risultato dell'Udc è dovuto soltanto al tema dell'immigrazione e al contesto internazionale? O c'è dell'altro?
"Ieri l'Udc ha vinto anche in Svizzera romanda, è questa la grande differenza rispetto al passato. Prima era un partito molto forte in Svizzera tedesca, ma non in Romandia, dove mancavano candidati forti che riuscissero a conquistare dei seggi. Questa volta, invece, quattro posti sui nove conquistati arrivano dalla Svizzera francese. Ho l'impressione che questa regione si sia normalizzata, prima era come se avesse paura dei democentristi, mentre in questo periodo di incertezza la visione è cambiata".
Come spiegare il risultato del campo ecologista? Il tema del cambiamento climatico è sempre attuale.
"Si dice che quando le persone hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese, non pensano alla fine del mondo. I Verdi sono vittima di questo meccanismo. Nel 2019 tutti parlavano di clima, ora il problema è sempre attuale, ma tutti i partiti hanno la propria soluzione per affrontarlo. Non solo, ci sono persone che nel 2019 hanno votato gli ecologisti per fare qualcosa in favore del clima, ma poi hanno visto che le soluzioni del Partito non rappresentano un compromesso. Penso che parte dell'elettorato socialista, liberale e centrista abbiamo così deciso di ridare il voto al proprio partito".
Il Centro ha superato il Plr, diventando la terza forza politica della Svizzera. Ignazio Cassis dovrà temere per il proprio seggio?
"Gerhard Pfister, presidente nazionale del Centro, è stato chiaro: in Consiglio federale solo l'Udc ha diritto a due seggi. Quindi qualcosa accadrà, ma non so dire quando. Tutti vogliono cambiare la formula magica del Governo federale, ma attualmente non c'è un'alternativa che piaccia a tutti. Questa potrebbe essere la fortuna dei liberali radicali per la corsa ai seggi nell'esecutivo. Secondo me non sarà il Centro a riguadagnare una sedia, ma bisognerà fare una riflessione più grande per capire come avere un Consiglio federale che rappresenti al meglio la popolazione. Ora ci sono anche i Verdi e i Verdi liberali che non siedono in governo e questo non va bene".
Anche il PS ha guadagnato voti, un partito che ha cavalcato il tema dei premi di cassa malati.
"L'elettorato socialista che quattro anni fa ha votato i Verdi, è tornato a votare rosso. Secondo me, è questa la chiave del risultato ottenuto dal Ps. Bisogna comunque dire che i socialisti hanno registrato il secondo peggior risultato nella propria storia, quindi non c'è tanto da festeggiare. Non è ancora tornato ad essere il grande partito socialista che abbiamo conosciuto in passato".
C'è un nome favorito per la successione di Alain Berset?
"No. Per la prima volta da tanti anni non vedo un candidato favorito. Daniel Jositsch ha fatto un risultato miracoloso a Zurigo, ma i socialisti non lo vogliono. Beat Jans è interessante, ma i contadini lo odiano. Matthias Aebischer è simpatico, ma nient'altro. Roger Nordmann aveva delle possibilità, ma non è il momento della Svizzera romanda. Evi Allemann non ce l'ha fatta un anno fa, non vedo come possa riuscirci questa volta. È difficile dire chi potrebbe succedere a Berset".

