
La Svizzera non intende per ora partecipare alla task force internazionale istituita dai Paesi del G7 volta a rintracciare i fondi degli oligarchi russi. La Confederazione ha risposto quindi negativamente ad una lettera firmata dagli ambasciatori di Francia, Italia, Germania, Stati Uniti, Canada, Giappone e Regno Unito (G7). Lo ha confermato oggi il portavoce del Consiglio federale André Simonazzi alla conferenza stampa odierna, facendo riferimento al comunicato pubblicato ieri in materia dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO). Secondo una dichiarazione del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR), nella missiva gli ambasciatori del G7 invitano il governo svizzero a collaborare maggiormente nella ricerca dei patrimoni degli oligarchi. Il Consiglio federale è da tempo sotto pressione affinché collabori maggiormente in questo ambito.
Nessuna necessità di aderire alla task force
Il Consiglio federale, al momento, non vede quindi la necessità di aderire formalmente alla cosiddetta Task Force REPO, (acronimo inglese di "Russian Elites, Proxies and Oligarchs"). In generale, la SECO e gli altri servizi federali coinvolti ritengono che, in qualità di "Paese neutrale e sovrano", la Svizzera si sia schierata "al fianco della giustizia contro l'ingiustizia" - così recita il comunicato - adottando "le sanzioni dell'Unione europea (Ue), la cui attuazione rappresenta una priorità per il Consiglio federale". Stando alla nota, nel confronto internazionale l'importo dei beni di persone, imprese e organizzazioni soggette a sanzioni bloccati dalla Svizzera è "del tutto rispettabile". I valori patrimoniali congelati ammontano infatti a 7,5 miliardi di franchi, oltre un terzo della somma totale congelata dall'Ue (21,5 miliardi di euro).
Distinguere valori patrimoniali sanzionati e non
Secondo la SECO, bisogna fare una distinzione chiara tra i valori patrimoniali di cittadini russi residenti in Svizzera non soggetti a sanzioni e i valori patrimoniali sanzionati. Solo una piccolissima minoranza dei cittadini russi è attualmente sottoposta a sanzioni. Si continua quindi a fare confusione, scrive la SECO, tra queste due categorie di beni e i tra rispettivi importi. Lo testimonia il fatto che da un anno a questa parte l’Associazione svizzera dei banchieri ha dovuto rivedere varie volte la propria stima degli averi appartenenti a persone e organizzazioni russe depositati in Svizzera, stima che oscilla tra i 150 e i 200 miliardi di franchi. Si tratta di cifre non ufficiali e piuttosto approssimative, che danno però un’idea dei patrimoni russi gestiti nel nostro Paese.
Beni congelati
Sul territorio elvetico i valori patrimoniali di proprietà o sotto il controllo di persone, imprese e organizzazioni soggette a sanzioni sono congelati. A quanto pare, secondo la SECO e il DEFR, gli ambasciatori avrebbero confuso le attuali disposizioni sul blocco degli averi e delle risorse economiche col divieto di accettare depositi superiori a 100 000 franchi da parte di cittadini russi o di persone fisiche e giuridiche residenti o stabilite nella Federazione Russa. Per quanto riguarda questo divieto le restrizioni criticate dagli ambasciatori sono effettivamente in vigore, proprio come nell'Ue. La task force REPO è stata istituita il 17 marzo 2022 dai Paesi del G7 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti e UE) e dall'Australia sulla base di un'apposita dichiarazione ministeriale. Finora nessun altro Paese vi ha aderito.

