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Svizzera
"La Svizzera non sta importando disoccupati"
"La Svizzera non sta importando disoccupati"
"La Svizzera non sta importando disoccupati"
Redazione
10 anni fa
Secondo il responsabile della SECO "il numero dei senza lavoro non centra con la libera circolazione"

BERNA - La Svizzera non sta importando disoccupati: lo afferma il responsabile della Direzione del lavoro della SECO Boris Zürcher. Il numero dei senza lavoro non ha nulla a che fare con la libera circolazione, aggiunge.

"Non è in corso un'immigrazione nell'assicurazione contro la disoccupazione", sostiene l'alto funzionario della Segreteria di stato dell'economia in un'intervista pubblicata oggi dal SonntagsBlick. "Osserviamo questo punto con molta attenzione: se constatiamo abusi, li puniamo", aggiunge Zürcher.

Non sono probabilmente dello stesso avviso però i critici della libera circolazione, che sottolineano le differenze nelle quote di senza lavoro fra chi ha il passaporto rossocrociato e chi non ce l'ha. A titolo di esempio in marzo la disoccupazione era del 2,5% per gli svizzeri e del 7,1% per gli stranieri, con punte di oltre il 15% per bulgari e rumeni.

La SECO rimane inoltre sempre dell'avviso che la concorrenza degli stranieri non vada a scapito della manodopera locale. "Negli ultimi anni sono stati condotti diversi studi: dimostrano che l'immigrazione non ha portato a una sostituzione sul mercato del lavoro", afferma il 52enne.

L'aumento della disoccupazione - continua Zürcher - "non ha nulla a che fare con l'immigrazione". È invece dovuto agli shock che l'economia ha subito negli ultimi anni, dalla crisi finanziaria al rafforzamento del franco. Complessivamente però l'occupazione aumenta: "nel 2015 abbiamo avuto 12'000 disoccupati in più, ma nel contempo un aumento degli occupati di quasi 50'000 persone!", sottolinea il funzionario. E non tutti arrivano dall'estero: negli ultimi cinque anni è stato sfruttato molto meglio il potenziale interno, con l'attivazione di ulteriori 100'000 donne e lavoratori anziani.

Il futuro per Zürcher si presenta roseo: "la digitalizzazione porterà alla creazione, piuttosto che alla distruzione, di impieghi", si dice convinto.

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