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Berna
«La Svizzera non deve versare la disoccupazione ai frontalieri»
© Chiara Zocchetti
© Chiara Zocchetti
Red. Online
11 ore fa
Il tema è stato sollevato dal Consigliere nazionale della Lega Lorenzo Quadri, in una mozione rivolta in questi giorni al Consiglio federale

«Il Consiglio federale chiarisca subito all’UE che la Svizzera non intende versare le indennità di disoccupazione ai frontalieri e che non si adeguerà a eventuali modifiche in questo ambito decise da Bruxelles». È questo il succo della mozione rivolta di recente al Consiglio federale da parte del Consigliere nazionale della Lega Lorenzo Quadri.

Da fonti di stampa come Aargauer Zeitung, spiega Quadri, «risulta che l’UE avrebbe raggiunto al suo interno un accordo sul versamento delle indennità di disoccupazione ai frontalieri». Secondo questo accordo, a versare queste indennità non sarebbe più lo Stato di residenza, con una partecipazione del Paese in cui il frontaliere ha svolto l’attività lavorativa, bensì lo Stato di lavoro. «La Svizzera, con circa 412 mila frontalieri, è il Paese europeo che impiega il maggior numero di permessi G. Di conseguenza, sarebbe pesantemente colpita dalla modifica».

Secondo la SECO, evidenzia poi il firmatario della mozione, la spesa per l’assicurazione contro la disoccupazione elvetica, nel nuovo regime, varierebbe tra alcune centinaia di milioni di franchi e un miliardo all’anno. «Cantoni con un numero elevato di frontalieri, a partire dal Ticino, dovrebbero potenziare, a proprie spese, gli Uffici regionali di collocamento per far fronte a un annuncio in massa di frontalieri». In quest’ottica, quindi, «gli URC dovrebbero assumere ulteriori risorse per collocare frontalieri a scapito dei disoccupati ticinesi: una situazione che, oltre a essere paradossale, contrasta con la “preferenza indigena light”».

Nelle sue prese di posizione sui precedenti atti parlamentari a tema - ricorda Quadri - il Consiglio federale ha dichiarato che una modifica delle regole in materia di disoccupazione dei frontalieri richiederebbe un adeguamento dell’Allegato II all’Accordo sulla libera circolazione delle persone da parte del Comitato misto Svizzera-UE e non sarebbe quindi possibile senza il consenso della Svizzera.

«Tuttavia, ciò non basta a rassicurare», scrive ancora il consigliere nazionale. «Non sarebbe la prima volta che il Consiglio federale sostiene che la Svizzera “deve adeguarsi” alle decisioni dell’UE per non mettere in pericolo l’Accordo sulla libera circolazione. È quindi necessario che, a titolo preventivo, il Consiglio federale comunichi subito all’UE, senza attendere le discussioni, che non intende adeguarsi alla nuova regolamentazione sul versamento delle indennità di disoccupazione ai frontalieri, qualora venisse adottata da Bruxelles», chiosa Quadri.