
Il primo ambasciatore svizzero in assoluto all’ONU Jeno Staehelin, ora 80enne, è scettico riguardo al seggio che la Confederazione cerca di ottenere presso il Consiglio di sicurezza dell’organismo. In un’intervista pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung spiega i suoi timori riguardo alla candidatura per il periodo 2023-2024.
L’ex diplomatico teme tentativi di pressione di grandi potenze
“Un seggio è un rischio, potrebbe essere ampiamente contestato nella politica interna”, ha dichiarato l’ex dimplocatico, che teme tentativi di pressione di grandi potenze e dibattiti virulenti in Svizzera. È sicuramente possibile fare più cose nel Consiglio di sicurezza che restando membro ordinario dell’Onu ma, ha aggiunto Jenö Staehelin, sarebbe ingenuo credere di non trovarsi in una situazione delicata nel corso di due anni. “Per esperienza, non riesco ad immaginare che la Svizzera possa resistere alle pressioni in una situazione delicata e difendendo i suoi principi”, afferma l’ex diplomatico, citando come esempio le esperienze fatte con il segreto bancario nel 2009. Consiglio federale e Parlamento hanno “ceduto” davanti a grandi potenze come gli Stati Uniti, nonostante una situazione giuridica chiara, ha detto. Secondo Staehelin la Svizzera può già fare molto nella situazione attuale: “L’ONU ha bisogno di soldi e idee. Possiamo offrire entrambe le cose”, ha sottolineato.
Candidatura già approvata dal Parlamento
La Svizzera è membro dell’Onu dal 2002 ed è candidata per un seggio come membro non permanente del Consiglio di sicurezza per il periodo 2023-2024. La candidatura è stata approvata dal Parlamento.
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