
La Svizzera ha già siglato due nuovi accordi di doppia imposizione che estendono lo scambio d'informazioni in materia fiscale secondo i parametri dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico in Europa (OCSE). Lo ha dichiarato oggi all'ATS la portavoce del Dipartimento federale delle finanze (DFF), Delphine Jaccard, confermando una notizia pubblicata oggi dalla stampa domenicale. Jaccard non ha tuttavia voluto fornire indicazioni sui paesi con cui sono state raggiunte le intese. Gli accordi sono stati sottoscritti la settimana scorsa, si è limitata a dire la portavoce del DFF. Ad inizio mese, il capo del dipartimento delle finanze Hans-Rudolf Merz aveva indicato che entro la fine dell'anno sarebbero stati firmati almeno dodici accordi di doppia imposizione che rispettano gli standard dell'OCSE in materia di assistenza amministrativa in caso di evasione fiscale. I suoi servizi hanno ricevuto il mandato dal governo di cominciare i negoziati. Finora 23 paesi hanno manifestato l'intenzione di sottoscrivere un accordo con la Svizzera. Tra di essi vi sono Stati membri dell'OCSE e dell'Ue. Secondo Merz, questa lista è destinata ad aumentare. Al momento i contatti sono stati intensificati con importanti partner economici della Confederazione, quali il Giappone e la Polonia. A fissare la soglia di 12 accordi da sottoscrivere entro la fine dell'anno è stata la stessa OCSE. Se la Svizzera vuole essere cancellata dalla "lista grigia" dei paradisi fiscali, deve adeguarsi a questi criteri. Dal canto suo, Merz intende convincere l'OCSE che la firma a livello ministeriale dovrebbe bastare per uscire dalla "lista grigia". Per il presidente della Confederazione, è infatti impossibile che il Parlamento ratifichi tutti i 12 accordi entro la fine dell'anno, con due sessioni soltanto a sua disposizione. I meccanismi democratici elvetici richiedono inoltre un certo tempo dal momento che le future intese possono essere sottoposte a referendum facoltativo. Il ministro delle finanze si è comunque detto ottimista circa la riuscita dei negoziati. Rispetto ad altri accordi, quelli di doppia imposizione seguono un modello standard fissato dall'OCSE. Non v'è dunque granché da discutere e le convenzioni non sono contestate a priori, ha rilevato. Alcuni punti, come la reciprocità, devono invece essere ancora esaminati. ATS
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