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Svizzera
"La Svizzera è una 'sala relax' per i jihadisti"
"La Svizzera è una 'sala relax' per i jihadisti"
"La Svizzera è una 'sala relax' per i jihadisti"
Redazione
9 anni fa
Ci vivrebbero legalmente diversi membri di Al-Qaïda. "Le informazioni dei servizi segreti non arrivano alla Polizia"

L’allarme lo aveva lanciato già lo scorso giugno, sostenendo che in Svizzera si stia creando un vero e proprio vivaio jihadista. Oggi l’esperto elvetico di terrorismo presso il Geneva Centre for Security Policy (GCSP) Jean-Paul Rouiller ha rilanciato l’avvertimento anche dalle colonne della Neue Zürcher Zeitung. “Non è una novità che la Svizzera sia una sorta di ‘sala relax’ per i jihadisti - ha esordito - Fino al 2012 il nostro Paese fungeva da base per attività legate al terrorismo”.

Le cose sono cambiate con l’introduzione della Legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni associate del 12 dicembre 2014, che offre una base legale più ampia per poter agire contro persone sospettate di terrorismo. Questa legge è valida fino al 31 dicembre 2018 e il Consiglio federale intende prolungarne la validità fino al 2022, anno in cui - come confermato dal Dipartimento federale di giustizia e Polizia - entrerà in vigore un nuovo pacchetto di misure per combattere il terrorismo.

Tuttavia rimane ancora una zona grigia: secondo Rouiller in Svizzera vivono legalmente (grazie a permessi di soggiorno o dimora) diverse persone sospettate di far aver fatto parte di Al-Qaïda, provenienti in particolare da Libia e Iraq, senza che le autorità possano intervenire. I dati raccolti dai servizi segreti, infatti, non possono venir trasmessi alle forze di Polizia, al Ministero pubblico della Confederazione (MPC) oppure ai Ministeri pubblici cantonali a causa della protezione delle fonti prevista dalla Legge federale sulle attività informative.

"In caso di apertura di un procedimento penale da parte dell’MPC queste devono essere rivelate e trattandosi spesso di servizi segreti di Paesi ‘amici’, nominarli direttamente è tabu", ha spiegato Rouiller al quotidiano zurighese.

La Germania ha già affrontato la questione e i collaboratori dei servizi segreti non sono più tenuti a rivelare le loro fonti alla Polizia oppure al Ministero pubblico. In Svizzera, ha evidenziato Rouiller, una simile base legale non c’è ancora.

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