
“La pluralità di lingue, culture e mentalità costituisce l’essenza del nostro Paese, la sua linfa vitale”. Lo ha detto il presidente della Confederazione e Capo del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) Ignazio Cassis durante il suo discorso pronunciato inoccasione della Giornata delle lingue per le traduttrici e i traduttori dell’amministrazione federale. La Svizzera “è un crocevia tra mondi fra loro diversi: in un territorio tutto sommato piccolo si incrociano il nord e il sud dell’Europa, la latinità e il mondo germanico, una concezione dello stato più centralista e un’altra più federalista, i ghiacciai e le palme, le fattorie e le alte scuole”.
Come Caronte
Traduttori e traduttrici, ha proseguito Cassis, si assumono il compito di essere i traghettatori tra diversi mondi. “Partite dal Nord, con l’ambizione di trovare le parole per arrivare al Sud. Dall’Ovest per raggiungere l’Est. O viceversa. Mi perdonerete se vi considero dei novelli Caronte. il traghettatore degli Inferi, che aveva il compito di trasportare dalla vita alla morte. Voi ci traghettate da un mondo all’altro, mondi talvolta diversi fra loro come il giorno e la notte”.
Potere e responsabilità
Per quanto riguarda la responsabilità e il potere in mano ai traduttori, il consigliere federale ha ricordato il periodo in cui era parlamentare. “Le diverse commissioni sono più o meno ambite a seconda degli interessi personali, dei dossier che vi si trattano e dei soldi in gioco”. C’è una commissione che non viene quasi mai menzionata perché è ritenuta secondaria e non gestisce alcun budget; “in realtà non solo è profondamente svizzera, ma è anche dotata di un potere ampiamente sottovalutato. Parlo della commissione di redazione, incaricata di verificare i testi legislativi nelle varie lingue in vista del voto finale”. Come italofono “ho dovuto spesso riflettere assieme ad altri colleghi al modo più corretto per tradurre in legge una volontà ideata di solito in tedesco, talvolta in francese”. Una parola sbagliata “avrebbe potuto avere conseguenze molto concrete per parecchie persone. Da qui il potere e la responsabilità di chi lavora con le lingue”.
Le lingue come armi
Cassis ha anche ricordato che non lontano da qui il mondo è diventato un inferno. Da “mesi, ormai, la guerra infuria sul suolo europeo”. Una guerra “in nome di un’identità contro un’altra, di una lingua contro un’altra. Le lingue, infatti, possono diventare armi”.
La sfida della pluralità
Una traduzione, anche se perfetta, “non è mai del tutto completa e probabilmente nemmeno del tutto oggettiva”. Al di là delle parole rimangono infatti le sfumature e gli interstizi dove si nascondono l’umore, la mentalità, i riferimenti culturali. “Perché una lingua è ben di più che una catena lineare di parole: è un intero universo”. Voi “avvicinate mondi differenti l’uno all’altro, ma senza cancellarne la diversità, quella diversità che ci obbliga a dialogare fra noi e a cercare compromessi, quella pluralità che è fonte di tanta ricchezza”. La pluralità è però anche una sfida che “richiede pazienza e un impegno continuo. Significa sapersi mettere nei panni degli altri, rinunciare a qualcosa per ottenere qualcos’altro in cambio. Ciascuno di noi ne fa esperienza, soprattutto coloro che provengono da una minoranza. E soprattutto coloro che lavorano con le lingue”, ha concluso Cassis.

