
Un dirigente sindacale europeo raccomanda alla Svizzera di rinegoziare l'accordo quadro con l'Unione europea (Ue). "Non è un buon accordo", ha detto. L'Ue vuole impedire alla Svizzera di applicare le misure di protezione salariale che "autorizza espressamente ai suoi Stati membri".
Bruxelles esige che la Svizzera adotti il diritto europeo per i lavoratori distaccati e riduca le sue misure di accompagnamento, ha dichiarato il segretario generale della Confederazione europea dei sindacati Luca Visentini in un'intervista pubblicata oggi dai giornali del gruppo Tamedia. "La Commissione europea non oserebbe agire in tal modo con uno stato membro come la Germania o la Svezia", ha aggiunto.
Il diritto europeo fissa solo uno standard minimo, prosegue Visentini. Gli Stati membri sono poi autorizzati ad adottare disposizioni di protezione per i loro lavoratori. "L'Ue non ha il diritto di intromettersi" in questo ambito, indica l'italiano 50enne, sottolineando che l'Ue viola la legislazione sui lavoratori distaccati.
Il sindacato europeo è intervenuto senza successo presso la Commissione europea l'anno scorso su richiesta dei sindacati elvetici.
Senza prendere posizione il Consiglio federale ha messo in consultazione il progetto di accordo quadro lo scorso dicembre. Il documento deve permettere di proseguire la via bilaterale e garantire l'accesso dell'economia svizzera al mercato europeo. Gli oppositori temono però che comporti una eccessiva perdita di sovranità.
Fino a oggi l'Unione europea ha respinto qualsiasi rinegoziazione del testo. "L'Ue sarà ben presto dotata di una nuova commissione e di un nuovo parlamento. Negoziati dovrebbero essere possibili", precisa Visentini, fornendo l'esempio dell'accordo di libero scambio che Bruxelles ha concluso con il Canada. Contestazioni a livello sociale e ambientale in Europa e in Canada hanno portato a una rinegoziazione.
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