
"Un caso surreale, ancora peggio di quello di formaggi come il “parmesan” inglese o l’Oregonzola Cheese americano. E in fondo potrebbe perfino rientrare tra i casi di pubblicità ingannevole".
Non usa mezze misure La Stampa per raccontare il caso del cioccolato "Torino", che sta creando un piccolo caso diplomatico tra il capoluogo piemontese e la Confederazione. Ma procediamo con ordine.
Nel 1996 il celebre cioccolataio piemontese Guido Gobino deposita in Italia il marchio Tourinot, gianduiotto ben conosciuto da tutti gli amanti dei dolci. Nel 2003 però la Camille Bloch, azienda cioccolatiera bernese nota anche per i Ragusa, registra il marchio Torino.
Quando però Gobino prova a depositare Tourinot in Europa, come racconta la Stampa, l'amara sorpresa: Camille Bloch ha fatto opposizione, diffidando il cioccolataio torinese a commercializzare i suoi gianduiotti in Svizzera e nel resto d'Europa, in quanto il nome Tourinot somiglia troppo al loro marchio Torino.
Al di là del confine questa mossa non è stata presa per niente bene, con il quotidiano torinese che scrive: "Se Gubino depositasse il nome Zurigo e mettesse in commercio una tavoletta di cioccolato con sopra il nome della città svizzera con sopra la bandiera italiana, oltre a non avere senso, dalla patria di Guglielmo Tell calerebbero su Torino i Lanzichenecchi e ci vorrebbe un altro Principe Eugenio disposto a correre nuovamente in nostro soccorso".
Si chiede inoltre l'intervento di un Ufficio Brevetti, o una Camera di Commercio. "Quei signori dalle parti di Neuchatel si sono appropriati addirittura del nome della nostra città. E dire che gli svizzeri una volta erano così pacifici", conclude la Stampa.
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