
Il futuro della storica grotta turistica del ghiacciaio del Rodano, in Vallese, è sempre più incerto. Il Consiglio di Stato vallesano ha respinto il ricorso presentato dal gestore contro la decisione che ordinava il ripristino del sito e la cessazione della sua gestione. Una decisione che, almeno per il momento, impedisce di proseguire lo sfruttamento turistico dell'attrazione.
L'informazione, anticipata dalla RTS, è stata confermata oggi a Keystone-ATS dal Cantone. Il gestore ha ora trenta giorni di tempo per rivolgersi al Tribunale cantonale. L'effetto sospensivo sulla decisione è stato annullato, ma potrebbe tornare in vigore qualora venisse presentato un nuovo ricorso. Allo stato attuale, precisa il Vallese, lo sfruttamento del sito non è quindi più materialmente possibile.
Sul sito ufficiale dell'attrazione, tuttavia, al momento non viene segnalata alcuna chiusura. Il sito precisa inoltre che, in caso di chiusura della grotta, rimangono accessibili, condizioni permettendo, il sentiero didattico, il lago glaciale e le piattaforme panoramiche.
La grotta e i teloni sul ghiaccio
Al centro della controversia ci sono la grotta scavata nel ghiaccio e i grandi teloni utilizzati per rallentarne lo scioglimento. Secondo il Consiglio di Stato, la realizzazione di una grotta di ghiaccio di dimensioni non trascurabili, così come la posa delle coperture, sono interventi soggetti a un permesso di costruzione.
Il problema è però anche la posizione del sito: le strutture si trovano in una zona di protezione delle pianure alluvionali di importanza nazionale e, secondo le autorità vallesane, non possono quindi essere autorizzate.
La decisione mette in discussione una tradizione turistica più che secolare. Secondo il sito ufficiale dell'attrazione, le grotte del ghiacciaio del Rodano consentono ai visitatori di entrare nel ghiaccio da oltre 160 anni. Una grotta naturale era presente già attorno al 1830, mentre almeno dal 1894 quella del Belvédère viene scavata ripetutamente nel ghiacciaio. Oggi l'attività è gestita dalla famiglia Carlen, che se ne occupa da quattro generazioni.
Nel frattempo, però, il paesaggio è profondamente cambiato. Il ghiacciaio si è progressivamente ritirato e anche la grotta si è ridotta: secondo il gestore, dagli originari circa 100 metri è oggi lunga una quarantina di metri. Per rallentare la fusione del ghiaccio nell'area dell'attrazione vengono utilizzati grandi teli geotessili.
La battaglia degli ambientalisti
Proprio la presenza della grotta e dei teloni è da tempo contestata dalle associazioni ambientaliste. La mobilitazione è culminata quest'estate con una petizione consegnata alla Cancelleria cantonale vallesana il 4 agosto e sottoscritta da 10.066 persone.
A promuoverla sono state cinque organizzazioni: Mountain Wilderness Svizzera, WWF Vallese, Pro Natura Vallese, la Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio e il Gruppo alto-vallesano per l'ambiente e il traffico. Le associazioni chiedono di porre fine alla grotta turistica e all'ingresso a pagamento, di garantire il libero accesso al ghiacciaio e di rimuovere dal sito teloni e altri materiali.
Secondo i promotori della petizione, parte delle coperture utilizzate negli anni sarebbe infatti rimasta nell'ambiente o sarebbe finita nel lago glaciale. Contestazioni che non sono nuove. Già nel 2023 un'interpellanza presentata al Gran Consiglio vallesano sollevava la questione dei teloni e di altri materiali (tra cui ferro, cemento e legno) presenti nell'area e chiedeva al Governo chiarimenti sulle autorizzazioni necessarie per la grotta e le coperture.
Dal canto suo, il gestore sostiene di effettuare regolarmente lavori di rimozione delle coperture. Sul sito dell'attrazione riferisce, ad esempio, che nell'estate del 2025 diverse tonnellate di materiale sono state rimosse e smaltite professionalmente.
Ora la decisione del Consiglio di Stato segna un nuovo passaggio nella lunga controversia. Non necessariamente l'ultimo: il gestore può ancora impugnarla davanti al Tribunale cantonale. Ma, in assenza di un nuovo ricorso e di un eventuale ripristino dell'effetto sospensivo, il futuro della storica attrazione del ghiacciaio del Rodano rimane in bilico.

