
“La situazione non si è sviluppata come speravamo. Osserviamo una stagnazione dei casi a un alto livello ed è probabile che nei prossimi giorni registremo di nuovo un aumento”. Lo ha ribadito Patrick Mathys dell’Ufficio federale della sanità, che ha aperto la conferenza stampa degli esperti della Confederazione per aggiornare sulla situazione legata al Covid in Svizzera. Secondo i dati forniti da Mathys, l’incidenza della malattia si situa tra i 400 e i 900 casi per 100mila abitanti. Ticino e San Gallo sono i Cantoni che mostrano l’incidenza maggiore della malattia. La pressione rimane particolarmente alta sul sistema sanitario, ha aggiunto Mathys. “Per il personale sanitario difficilmente ci sono fasi di recupero. Ciò che vogliamo assolutamente evitare”. Le unità di terapia intensiva sono attualmente occupate per circa tre quarti, con metà dei pazienti affetti da Covid-19. C’è ancora capacità, ha detto Mathys, ma la situazione potrebbe diventare rapidamente critica.
Tre fattori aggravanti
Il capo della Task Force Martin Ackermann ha sottolineato che la situazione si è in particolare aggravata nelle ultime due settimane. “Le infezioni sono aumentate drasticamente. In diversi Cantoni il fattore di riproduzione è superiore all’1, ciò significa che il paese può trovarsi velocemente in una crescita esponenziale”. A questa situazione si aggiungono tre fattori aggravanti: l’abbassamento delle temperature, che induce le persone a trascorrere maggior tempo in locali chiusi; le festività natalizie, che avvicinano le persone; e il turismo invernale, con le persone che si spostano di più da una regione all’altra. “Ciò può rendere difficile il tracciamento dei contatti, che vanno oltre i confini cantonali”.
L’impegno di tutti è importante
“Ci troviamo in un momento delicato della seconda ondata”, gli ha fatto eco il medico cantonale basilese Thomas Steffen, membro del consiglio dell’Associazione dei medici cantonali. Bisogna liberarsi dei pensieri che scoraggiano l’impegno individuale, che Steffen chiama “killer di energia”. Uno di questi, ad esempio, è l’impressione “io ci provo, ma gli altri no”, oppure la convinzione che tutti siano fondamentalmente egoisti o la rassegnazione di fronte a una situazione così complicata. “Nonostante tutta la stanchezza generata da questa situazione, è importante che tutti remino nella stessa direzione, che ci sia la consapevolezza di una sfida comune”, ha aggiunto. “Il contributo di ognuno per evitare il collasso del sistema sanitario è estremamente importante”.
L’aiuto dell’Esercito
Il personale medico è sotto pressione “verosimilmente da troppo tempo” e l’esercito da ormai 36 giorni è al suo fianco, ha ricordato il brigadiere Raynald Droz, capo di stato maggiore del Comando operazioni. Dal 4 novembre i militari sono intervenuti in otto cantoni, fra cui il Ticino, e da lunedì sarà operativo anche a Sciaffusa. Le richieste di sostegno sono state 53, di cui 23 accolte, e in totale sono stati impiegati 700 militari e 350 volontari. Attualmente sono ancora attivi 630 militi, ma l’obbiettivo per le feste è essere impegnati soprattutto con volontari e ridurre il numero di soldati, ha detto Droz.
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