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Svizzera
La siccità sottopone i suoli e i suoi organismi a uno stress
Fiorenzo Maffi
Fiorenzo Maffi
Ats
7 ore fa
Senza un'umidità sufficiente i terreni non sono più in grado di fornire in modo efficiente sostanze nutritive alle piante - Organismi come i lombrichi, indispensabili per il mantenimento della fertilità del suolo, scompaiono

Un divieto totale di irrigazione della durata di diverse settimane può comportare una notevole perdita di vegetazione e, di conseguenza, anche di biodiversità. Secondo Frank Hagedorn dell'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL) le conseguenze di un'ondata di caldo vanno ben oltre l'aspetto estetico. La canicola associata alla siccità sottopone i suoli e gli organismi che vi vivono a uno stress immediato, afferma Hagedorn all'agenzia di stampa Keystone-ATS. Senza un'umidità sufficiente i suoli non sono più in grado di fornire in modo efficiente sostanze nutritive alle piante. Organismi come i lombrichi, indispensabili per il mantenimento della fertilità del suolo, scompaiono. Man mano che questi organismi diventano inattivi o muoiono, anche il ciclo dei nutrienti rallenta notevolmente, il che limita ulteriormente la disponibilità di sostanze nutritive per le piante, oltre agli effetti diretti dello stress idrico, spiega l'esperto.

I lombrichi vanno in letargo per sopravvivere

Le ondate di calore sono particolarmente critiche per gli organismi che vivono nel suolo, sottolinea Hagedorn. «I lombrichi, ad esempio, hanno una temperatura ottimale compresa tra i 10 e i 18 gradi circa e dipendono da terreni umidi, poiché lo scambio gassoso avviene attraverso la loro pelle sottile e umida.» Durante brevi periodi di caldo e siccità i lombrichi sfuggono a queste condizioni scavando più in profondità nel terreno, raggomitolandosi ed entrando in uno stato di letargo. Molti altri organismi del suolo adottano strategie simili, sebbene i lombrichi siano tra i gruppi più sensibili all'aridità.

Le conseguenze

A medio termine una siccità prolungata provoca la fame nei lombrichi e in molti altri organismi del suolo. Durante la fase di letargo rimangono inattivi e non possono nutrirsi, ma hanno comunque bisogno di energia per mantenere le loro funzioni metaboliche di base. Se la secchezza persiste finiscono per morire di disidratazione, spiega Hagedorn. A lungo termine le ripetute siccità estive provocano un declino della fauna che popola il suolo. Questi episodi rappresentano quindi uno dei principali fattori limitanti per la biodiversità del suolo e la funzionalità degli ecosistemi. Tuttavia, i suoli e le loro comunità biologiche possono riprendersi dopo le precipitazioni: l'entità e la velocità di questo recupero dipendono evidentemente dall'intensità e dalla durata dell'ondata di caldo e della siccità. Dopo la riumidificazione i microrganismi del suolo tornano gradualmente attivi e il ciclo dei nutrienti riprende.

I suoli possono diventare idrorepellenti

La siccità può però anche far sì che i suoli diventino idrorepellenti e risultino difficili da reidratare. Una condizione che riduce l'infiltrazione dell'acqua piovana, aumenta il deflusso superficiale e favorisce l'erosione del suolo. Su scala più ampia questa ridotta infiltrazione può anche aumentare il rischio di inondazioni in seguito a forti piogge. La contrazione del suolo può inoltre danneggiare l'apparato radicale delle piante, causando la rottura o la recisione delle radici, il che riduce l'assorbimento di acqua e sostanze nutritive e aumenta ulteriormente lo stress per le piante. Stando all'esperto del WSL possono trascorrere diverse settimane prima che il suolo sia nuovamente completamente inumidito e i processi biologici tornino a svolgersi normalmente.