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“La sfida per le FFS è l’indebitamento, abbiamo 12 miliardi di debiti”
Redazione
un anno fa
Con Vincent Ducrot, Ceo delle FFS, facciamo il punto dopo che l’azienda ha presentato il bilancio 2024, un anno segnato da una crescita dei passeggeri e da un utile da 275 milioni. Un utile che potrebbe non bastare, ma è escluso un aumento dei biglietti. "Per ora nessun aumento delle tariffe, ma solo se Confederazione e Cantoni continueranno a finanziare il traffico regionale”.

Il 2024 è stato un anno record per le FFS. I treni hanno trasportato ogni giorno quasi 1,4 milioni di passeggeri e l'ex regia federale ha registrato un utile di 275 milioni, che però potrebbe non bastare. Per rispondere alla crescita della domanda servono infatti investimenti, sottolinea il Ceo Vincent Ducrot nell'intervista rilasciata a Ticinonews.

Quali sono state le sfide principali a cui vi siete confrontati nel 2024?

“La sfida principale per le FFS è l’indebitamento. Abbiamo 12 miliardi di debito e con gli utili attuali non riusciamo a diminuirlo. Il secondo grande tema di preoccupazione è il traffico merci: il mercato diminuisce e dobbiamo risanare il settore, ma è complicato e il mercato in forte calo non ci aiuta. Siamo sempre un po’ sul filo del rasoio”.

In conferenza stampa avete detto che servirebbe un utile di mezzo miliardo per coprire l’indebitamento. È vero che non sono le FFS da sole a stabilire i prezzi dei biglietti, ma è verosimile ritoccarli verso l’alto per migliorare la vostra situazione finanziaria?

“No, per niente. Non è il nostro obiettivo. Il problema dovrà essere risolto in maniera differente. Si tratta di questioni che vanno discusse con il nostro proprietario, ovvero la Confederazione, e con il Parlamento. Oggi le tariffe dei biglietti sono a un certo livello e dovremo cercare di non aumentarle prossimamente, ma questo se Confederazione e Cantoni non diminuiranno i soldi che mettono nel traffico regionale. È questo il fattore chiave”.

Nel 2024 avete avuto una crescita dei passeggeri. Per rispondere all’aumento della domanda, volete investire. A cosa state pensando?

“La crescita riguarda l’intero Paese. A un certo punto questo sistema raggiungerà dei limiti di capacità. Dobbiamo quindi continuare a svilupparlo. Prendiamo il caso del Ticino. Qui c’è stato un aumento dei passeggeri del 5% e, se non sbaglio, un aumento dell’11% dei passeggeri che attraversano il confine. È un dato enorme. Se replichiamo questa crescita per 15-20 anni, i treni non ce la faranno più. Possiamo provare a inserire dei treni a due piani o più lunghi, ma a un certo punto dovremo adattare l’infrastruttura per aumentare la cadenza”.

Ha parlato di preoccupazioni relative a FFS Cargo. Come contate di reagire?

“L’anno scorso FFS Cargo ha perso circa 75 milioni di franchi, principalmente nel trasporto in carri isolati. Sono quindi molto soddisfatto che il Parlamento oggi abbia detto “sì” a un sostegno finanziario di questo tipo di trasporto. Ci permetterà di facilitare la transizione, perché noi dovremo ridimensionare questo sistema. I volumi si sono ridotti e dobbiamo adattarci. È ciò che faremo nei prossimi anni”.

All’interno di FFS Cargo avete previsto di tagliare circa 80 posti a tempo pieno. È una riduzione inevitabile? Ci saranno licenziamenti?

“È necessario ridurre i posti di lavoro, ma reimpiegheremo la grande maggioranza delle persone coinvolte. Negli ultimi cinque anni le FFS hanno creato 3'000 impieghi. Continuiamo a crescere e a creare posti di lavoro. Tuttavia, se in alcuni settori abbiamo meno bisogno, dobbiamo ridurre. È il caso delle merci. C’è comunque la possibilità di dare una nuova formazione ai collaboratori e noi abbiamo un centro apposito che ci permetterà di mantenere molte di queste persone. Cercheremo di licenziare solo un piccolissimo numero di persone. I nostri collaboratori non devono preoccuparsi”.