Cerca e trova immobili
Svizzera
La settimana degli allentamenti?
Filippo Suessli
6 anni fa
Fra due giorni il Consiglio federale si chinerà sulle misure restrittive, sempre più voci chiedono di riaprire. Intanto scoppia la polemica su Berset

Strategia di uscita. È questa la parola chiave di questa settimana. Mercoledì, infatti, il Consiglio federale si chinerà sul dossier pandemia e deciderà cosa fare dopo il 28 febbraio, data in cui scadranno le attuali misure restrittive. Anche se, alcune indiscrezioni pubblicate ieri dal SonntagsBlick, suggeriscono che il governo potrebbe ritardare di una settimana. Il mondo economico chiede a gran voce degli allentamenti, ma anche i Cantoni si stanno allineando nell’invocare una strategia d’uscita dal semiconfinamento. Ma, mentre si chiede di aprire, delle rivelazioni sull’operato di Alain Berset durante lo scorso mese di agosto, stanno facendo montare la polemica sulle sue responsabilità prima dell’arrivo della seconda ondata.

Il piano di economia: la fase 1

Le associazioni economiche svizzere, con Economiesuisse in testa, chiedono da tempo degli allentamenti. Ora hanno sottoposto al Consiglio federale una vera e propria strategia. Quattro le fasi. Il primo marzo, secondo il piano, si dovrebbero smantellare le restrizioni per buona parte delle attività all’aria aperta, così come il limite agli assembramenti. Si chiede che ai ristoranti venga concesso di riaprire le terrazze, così come ai negozi di riaprire (in presenza di un piano di protezione sperimentato). Economiesuisse, a cui si affiancano le Camere di commercio e l’Unione svizzera degli imprenditori, chiede anche che l’obbligo di telelavoro sia trasformato in raccomandazione.

Le altre fasi

Nel piano presentato dall’economia si chiede poi che, una volta che i gruppi a rischio saranno vaccinati, possano riaprire ristoranti, cinema e centri benessere. A quel punto, si legge in una nota diffusa ieri, “tutte le attività sportive e gli assembramenti all’aperto devono nuovamente essere possibili senza restrizioni”. Ma non solo: si propone la ripartenza dell’insegnamento in presenza all’università. Nella fase tre, quando i vaccini saranno disponibili a tutta la popolazione, si chiede che vengano rimosse le restrizioni ai grandi eventi e che sia concessa la riapertura di bar, discoteche e locali notturni. Infine, quando il 60-80% della popolazione sarà vaccinato, si chiede l’annullamento di tutte le misure, piani di protezione e obbligo di mascherina compresi.

Cosa riaprirà davvero?

Le richieste dell’economia, però, sul tavolo del Consiglio federale dovranno giocarsela con le altre forze in campo, in particolare le opinioni degli esperti che predicano maggiore prudenza e allentamenti più graduali. Se è molto probabile che i negozi che vendono beni non essenziali possano riaprire, è più difficile che possano farlo ristoranti e attività ricreative. A preoccupare la Task force continuano a essere le varianti del Covid-19 e la loro maggiore contagiosità.

Seconda ondata: le colpe di Berset

Se molti in Svizzera fanno pressione su Alain Berset, responsabile in governo della sanità svizzera, e lo indicano come il responsabile delle chiusure, in casa del consigliere federale ci sono altri guai e di tenore diametralmente opposto. Secondo quanto emerge dalla stampa d’Oltregottardo, Berset a inizio agosto avrebbe ignorato una nota dell’Ufficio federale di sanità pubblica in cui si chiedeva, per paura dell’arrivo di una seconda ondata, di evitare allentamenti e anzi di imporre l’obbligo di mascherina, chiudere bar e ristoranti e forzare il telelavoro. Il documento, però, non è arrivato sul tavolo del Consiglio federale che, il 12 agosto, ha deciso di togliere il divieto alle grandi manifestazioni a partire da ottobre. Decisioni che, si legge sui quotidiani del gruppo Tamedia in edicola oggi, hanno portato qualcuno ai vertici dell’Ufsp a chiedere se l’obiettivo del Dipartimento dell’interno fosse “ancora” quello di evitare una seconda ondata.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata