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La sentenza del Tribunale federale sulle sanzioni CO2 per l'importazione di auto
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Keystone-ats
2 anni fa
Il TF ha respinto il ricorso di un importatore di automobili contro una sanzione di 4,2 milioni di franchi inflittagli dall'Ufficio federale dell'energia (UFE) per pratiche abusive. Nella sentenza, pubblicata oggi, il TF chiarisce inoltre alcuni punti relativi alle borse private di CO2 istituite da alcuni importatori.

Il Tribunale federale (TF) ha respinto il ricorso di un importatore di automobili contro una sanzione di 4,2 milioni di franchi inflittagli dall'Ufficio federale dell'energia (UFE) per pratiche abusive. Nella sentenza, pubblicata oggi, il TF chiarisce inoltre alcuni punti relativi alle borse private di CO2 istituite da alcuni importatori. Nel 2012 la Svizzera ha introdotto delle disposizioni sulle emissioni di CO2 per le automobili di prima immatricolazione allo scopo di ridurle a una media di 130 g CO2/km entro la fine del 2015. Se le emissioni medie di tutti i mezzi di un importatore superano questa soglia, la Confederazione fattura una corrispondente sanzione.

Agito per eludere la sanzione

L'UFE ha concluso che la società ricorrente aveva agito per eludere la sanzione. Per stabilire l'ammontare relativo al 2015, ha basato i propri calcoli su un volume di 440 autovetture, anziché 145 come segnalato dall'importare, e fissato la sanzione a 4,2 milioni. Il TF ha ora confermato questo importo. La sentenza odierna avrà un impatto sul procedimento penale contro un ex dipendente dell'Ufficio federale delle strade (USTRA) e due membri del consiglio di amministrazione dell'impresa importatrice, coinvolti nella vicenda. Secondo il Ministero pubblico della Confederazione, che ha promosso l'accusa presso il Tribunale penale federale, i due consiglieri avrebbero pagato l'ex collaboratore dell'USTRA affinché manipolasse i numeri, evitando alla loro impresa il pagamento di sanzioni CO2.

Borse CO2 consentite

La seconda Corte di diritto pubblico ha inoltre ricordato che l'azienda era registrata presso l'UFE come importatrice dal 2012 e fino al 2018 ha gestito una borsa di CO2 che le ha permesso di vendere veicoli ad altri importatori per ridurre o compensare l'importo della sanzione. I giudici di Mon Repos ritengono che le borse private di CO2 gestite dagli importatori siano consentite. Lo stesso vale per i trasferimenti all'interno di queste borse dei valori di emissione di CO2 relativi ai veicoli di altri importatori. Sebbene le borse non siano menzionate nella legge sul CO2, quest'ultima prevede la possibilità di costituire associazioni per lo scambio di diritti di emissione. Secondo il Tribunale federale, questi diritti sono paragonabili ai valori di emissione di CO2 dei veicoli. Che gli importatori vendano i loro diritti di emissione in una borsa o si uniscano in associazioni per lo scambio di emissioni è in definitiva la stessa cosa.