
Le emittenti radiotelevisive di programmi che dispongono di una concessione devono poter diffondere pubblicità di carattere politico. È quanto stabilito oggi - con 106 voti contro 81 (e due astensioni) - dal Consiglio nazionale, dando seguito a un'iniziativa parlamentare di Thomas Matter (UDC/ZH). La destra ha più volte chiesto in Parlamento di abolire il divieto di pubblicità politica e religiosa sancito della legge federale sulla radiotelevisione (LRTV). L'obiettivo è mettere le emittenti private concessionarie sullo stesso piano dei media online e della stampa scritta.
La situazione attuale
La normativa vigente vieta a tutte le emittenti di programmi concessionarie - sia quelle di diritto pubblico sia quelle di diritto privato - la diffusione di pubblicità politica. Un'attività invece ammessa nel settore online e in quello della stampa, disciplinati dal diritto privato.
Possibilità di generare nuove entrate
Secondo Matter, autorizzare la diffusione di pubblicità a sfondo politico consentirebbe alle aziende interessate di generare nuove entrate. Il deputato democentrista ritiene inoltre che il divieto non sia più adeguato alla realtà attuale. La crescente diffusione della pubblicità politica su Internet e sui social media, così come la sempre maggiore convergenza tra i diversi mezzi di comunicazione, fanno sì che il divieto imposto alle radio e alle televisioni private non sia più al passo coi tempi.
Alcuni contrari
La sinistra e alcuni esponenti del Centro si oppongono all'allentamento delle norme vigenti. La quota del canone radiotelevisivo percepita dalle emittenti private titolari di una concessione rappresenta già una parte significativa del loro fatturato. Non è quindi certo che l'iniziativa contribuisca realmente a rafforzarne l'autonomia finanziaria, ha spiegato Jon Pult (PS/GR).
Inoltre, sussiste il rischio che emergano attori economicamente molto forti in grado di influenzare in modo unilaterale la formazione della volontà democratica, ha aggiunto il grigionese a nome della minoranza. Il dossier passa ora al Consiglio degli Stati.

