
Il Consiglio federale avrebbe dovuto esprimersi ieri sul dossier europeo. Ma una comunicazione in merito è stata rinviata. Stando al Tages-Anzeiger i colleghi di Governo di Ignazio Cassis avrebbero espresso delle riserve, inoltrando richieste di chiarimento e osservazioni. Uno scenario che viene confermato anche dal quotidiano 24heures, che titola: "La politica europea di Cassis è appesa a un filo".
Una decisione dovrà tuttavia essere presa entro la prossima seduta, prevista per mercoledì, ovvero prima dell'inizio delle vacanze nella Berna federale. Anche perché l'obiettivo di Cassis è di raggiungere un accordo con l'UE entro settembre.
Ma oltre al scetticismo dei colleghi, il ministro ticinese dovrà far fronte ad altre difficoltà. La sinistra e i sindacati non hanno infatti nessuna intenzione di retrocedere sull'allentamento della cosiddetta regola degli 8 giorni, che figura nelle misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, come proposto negli scorsi giorni da Cassis e Johann Schneider-Ammann.
E dalle pagine della NZZ il presidente dell'Unione Sindacale Svizzera (USS) ha già annunciato che lancerà un referendum nel caso in cui le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone verranno allentate. Secondo Paul Rechsteiner non c'è alcuna ragione di negoziare la protezione dei salari, che è stata "il prerequisito per tutti i successi nelle votazioni sugli accordi bilaterali" con l'Unione europea (UE), ha sottolineato. Affermando di essere pronto a fare concessioni su queste misure di accompagnamento che proteggono i lavoratori svizzeri dal dumping salariale e da condizioni di lavoro abusive, il Consigliere federale Ignazio Cassis ha "infranto tutte le regole", ha aggiunto il Consigliere agli Stati (PS/SG).
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