Cerca e trova immobili
Svizzera
La pandemia svantaggia giovani e redditi bassi
Immagine CdT/Chiara Zocchetti
Immagine CdT/Chiara Zocchetti
Redazione
5 anni fa
Stando a un’indagine dell’UST le condizioni di vita sono peggiorate soprattutto per queste due categorie. L’11,3% della popolazione ha subito una riduzione di salario negli ultimi 12 mesi, mentre la crisi sanitaria ha un impatto negativo sul morale dei giovani dai 16 ai 24 anni

Nella prima metà del 2021 la pandemia ha avuto poche ripercussioni sul grado di soddisfazione, generalmente elevato, espresso dalla popolazione riguardo alle relazioni personali e alla propria salute. Tuttavia, l’11,3% della popolazione è stato confrontato con diminuzioni di reddito dovute alla pandemia, in particolare chi era svantaggiato già prima della crisi. Sono soprattutto i giovani a indicare l’influsso negativo della pandemia sul morale. È quanto emerge dagli ultimi risultati dell’Ufficio federale di statistica (UST) tratti da dati sperimentali dell’indagine sui redditi e sulle condizioni di vita (SILC) 2021.

Ristorazione, redditi bassi e persone straniere
Nella prima metà del 2021, il 20% della popolazione ha vissuto in un’economia domestica il cui reddito complessivo autovalutato è diminuito negli ultimi 12 mesi. La ragione che ha addotto oltre la metà degli intervistati (11,3%) è la pandemia. Quest’ultima ha spesso generato perdite, in particolare per le persone occupate nei servizi di alloggio e di ristorazione (35,5%), per quelle con redditi bassi (19,5%) e anche per le persone straniere (16,7%). Le persone occupate nella pubblica amministrazione o nell’ambito dell’istruzione sono invece state meno colpite (risp. il 4,2 e il 8,2%). Tuttavia, tra il 2019 e il 2021 la quota di persone che sono riuscite facilmente o molto facilmente a sbarcare il lunario è aumentata dal 48,4 al 57,9%. Stando all’UST ciò si spiega, oltre che per un generale calo dei consumi, anche perché nel periodo in rassegna si è più spesso rinunciato ad attività ricreative, come andare al ristorante oppure praticare attività sportive o culturali.

Abbassamento del morale, in particolare tra i giovani
La crisi sanitaria ha conseguenze negative anche sulla salute psichica della popolazione in Svizzera: il 40,2% ha indicato che nella prima metà del 2021 la pandemia ha avuto ripercussioni negative sul morale. La quota si è rivelata particolarmente elevata per le persone dai 16 ai 24 anni (55,1%), per quelle con una formazione terziaria (44,8%) e per quelle con i redditi più elevati (45,1%). La crisi sanitaria ha invece avuto meno effetti negativi sul morale delle persone residenti in zone scarsamente popolate (36,4%) e di quelle di oltre 65 anni (26,0%).

Quasi la metà della popolazione ha potuto lavorare a domicilio
Sin dall’inizio della pandemia, quasi il 50% della popolazione occupata ha avuto la possibilità di lavorare sempre o almeno parzialmente a domicilio. Anche in questo caso sono riscontrabili grandi differenze tra i gruppi di popolazione. Il 67,7% delle persone con un titolo di livello terziario e il 72,3% di quelle con i redditi tra i più alti hanno potuto lavorare sempre o parzialmente a domicilio. E lo hanno fatto nettamente di più rispetto alle persone di origine straniera (39,9%), a quelle con un reddito basso (31,7%) e a quelle senza formazione postobbligatoria (16,6%).

Rinsaldato il senso di sicurezza verso l’impiego
All’inizio della crisi sanitaria sono state manifestate anche preoccupazioni in merito alla situazione finanziaria futura. In particolare ci si è sentiti molto meno sicuri del posto di lavoro. Dopo un forte peggioramento durante il confinamento parziale del 2020, la percezione soggettiva della sicurezza dell’impiego nel 2021 è però di nuovo migliorata. La quota della popolazione occupata che valuta molto basso il rischio di perdere il posto di lavoro è salita dal 53,5% durante il confinamento parziale al 60,5% nel 2021, pur rimanendo significativamente al di sotto del livello del 2019 (64,6%). Per le persone di nazionalità svizzera, quelle con un titolo di livello terziario e quelle che ritengono di avere un reddito alto, la percezione soggettiva di sicurezza del posto di lavoro ha quasi raggiunto nuovamente il livello precedente la pandemia. Non è invece affatto tornata ai livelli precedenti la percezione di sicurezza dell’impiego da parte delle persone di nazionalità straniera, di quelle di lingua francese e di quelle che ritengono di avere un reddito basso.

Finora la soddisfazione è diminuita solo di poco
Dall’inizio della crisi sanitaria, la quota di persone che si sentono sempre o la maggior parte del tempo felici è significativamente diminuita. Nella prima metà del 2021 si attestava al 73,9% (rispetto al 79,2% registrato prima del confinamento parziale del 2020). Nello stesso periodo, la quota di persone molto soddisfatte della loro vita corrente si è contratta dal 40,7 al 36,6%. Il livello di soddisfazione della popolazione per le relazioni personali e lo stato di salute soggettivo, globalmente alto, è invece rimasto praticamente invariato.

Cala il livello di fiducia nel sistema politico
All’inizio della pandemia la fiducia nel sistema politico è nettamente aumentata. La quota di persone con un elevato o molto elevato livello di fiducia è passata dal 47,5% (prima del confinamento parziale) al 54% durante il primo lockdown. Nella prima metà del 2021, tuttavia, c’è stato un lieve calo, anche se questa fiducia si mantiene a un livello superiore rispetto all’inizio della crisi sanitaria.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata