
La pandemia di coronavirus non ha risparmiato i consigli di amministrazione elvetici. Se ancora un anno fa tra le priorità dei membri dei cda figurava l’evoluzione positiva dei contesti nazionali ed internazionali, oggi la situazione è radicalmente cambiata. È quanto emerge da un un sondaggio effettuato dalla società di consulenza Knight Gianella in collaborazione con l’Institute for Management Development (IMD) di Losanna.
Attualmente gli organi di sorveglianza sono confrontati con sfide quali la gestione della crisi, i processi di trasformazione delle aziende nonché l’adattamento dei modelli d’affari, indica lo studio.
Oltre quattro intervistati su cinque sono del parere che la crisi abbia accelerato non solo la digitalizzazione delle relazioni con la clientela ma anche i processi interni. Paradossalmente, le preoccupazioni circa la sicurezza dei dispositivi informatici sono diminuite dal 56% di un anno fa al 46% di oggi, nonostante l’aumento del telelavoro nelle varie imprese.
Lo studio rivela pure una certa disparità tra vincitori e perdenti della crisi: se un’impresa su cinque si ritiene vittima della pandemia, il 15% afferma di aver tratto beneficio da questa situazione. Inoltre, se una maggioranza delle aziende dichiara di aver introdotto il lavoro ridotto tra il suo personale, soltanto l’8% ammette di aver proceduto a licenziamenti. Le questioni di responsabilità sociale hanno assunto vieppiù importanza da un anno all’altro, in particolare per quanto riguarda il reclutamento di nuovi dipendenti o per non subire danni di immagine. Anche la flessibilità è diventata un tema rilevante in seno alle imprese: un terzo degli intervistati sostiene che sia tra le conseguenze principali dell’epidemia di Covid-19.
Il sondaggio è stato condotto su un campione di 229 amministratori di aziende quotate o non quotate alla Borsa svizzera.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

