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Svizzera
La pandemia che ha azzerato le fiere
Filippo Suessli
5 anni fa
L’associazione delle aziende fieristiche divulga i dati del 2020, organizzato solo un quinto degli eventi, perso il 20% degli impieghi

Da quando il 16 marzo del 2020 il Consiglio federale ha decretato il lockdown, uno dei settori maggiormente colpiti è stato quello fieristico. A testimoniarlo i numeri divulgati oggi dall’associazione Expo Event, che raggruppa gli operatori del settore. Nel 2020 si sono tenute 38 fiere, contro le 166 dell’anno precedente. I visitatori sono passati da 5,1 milioni a 600mila.

Una chiusura che è pesata sulle aziende: il fatturato è crollato del 61,5% e le aziende intervistate dall’associazione hanno perso 137,7 milioni di franchi. I posti di lavori persi sono il 20%, si è passati da 1’423 impiegati a 1’135.

Un colpo a cui il settore sta cercando di reagire con nuove iniziative: “I nostri associati, durante la pandemia, hanno mostrato molta creatività e hanno sviluppato interessanti format digitali e ibridi. Tuttavia, il business live non può essere sostituito: il contatto personale diretto è decisivo per la partita e la fiducia personale è fondamentale per il business”, spiega Christoph Kamber, presidente di Expo Event.

La speranza arriva dallo Scudo Protettivo deciso dal Consiglio federale, fatto per aiutare le grandi manifestazioni, ma resta un dubbio: tutelerà tutti? “Gli organizzatori di fiere ed eventi, devono sapere ora se avranno la possibilità di essere tutelati attraverso lo Scudo Protettivo, in modo da avere una certa sicurezza nella pianificazione. In particolare, deve essere rivista la legge attuale, applicandola indistintamente a tutte le fiere ed eventi pianificati. Se così non fosse, circa il 70-80% delle fiere di settore in Svizzera, saranno escluse dallo Scudo Protettivo”, continua Kamber. “Anche la restrizione che prevede un limite massimo giornaliero assoluto dovrebbe essere eliminata. Nella migliore delle ipotesi, ha senso avere un numero massimo di visitatori seduti contemporaneamente “.

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