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Svizzera
La Norvegia si sta comprando la Svizzera
La Norvegia si sta comprando la Svizzera
La Norvegia si sta comprando la Svizzera
Redazione
11 anni fa
Il Paese scandinavo è ormai il terzo più grande investitore estero. "Anche la BNS deve seguirne l'esempio"

La Norvegia è diventata il terzo più grande investitore estero in Svizzera.

Lo rivela oggi Le Matin Dimanche sulla base di dati forniti dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO), che evidenziano la crescente presenza nel nostro Paese, tra il 2012 e oggi, del fondo sovrano norvegese.

Attualmente tra gli investitori istituzionali esteri la parte del leone continuano a farla gli Stati Uniti, che detengono il 43% del capitale delle trenta più grandi aziende svizzere quotate in borsa. Segue la Gran Bretagna (6,5%), tallonata da vicino appunto dalla Norvegia (6,3%).

Il domenicale fa notare che Oslo detiene ormai partecipazioni in più di un centinaio di aziende svizzere, per un valore di circa 30 miliardi di franchi.

"Non c'è più quasi neanche un'azienda svizzera nella quale il fondo sovrano norvegese non abbia investito" commenta l'analista finanziario e consulente di cash.ch, Lorenz Burkhalter.

Le più grandi partecipazioni del fondo sovrano norvegese, che fa capo alla Banca nazionale di Norvegia, si trovano in Nestlé (2,7% del capitale), Credit Suisse (5,7%), Novartis (1,7%), UBS, Julius Bär e Roche. Ma in questi ultimi due anni, il fondo pubblico ha diversificato il suo portafoglio elvetico, investendo anche in aziende più piccole come Valora, Logitech, Vögele, Nobel Biocare o Gategroup.

Gli ultimi acquisti in ordine di tempo risalgono a fine novembre, quando il fondo norvegese ha aumentato la sua partecipazione nel gruppo tessile zurighese Rieter al 3,09%.

I soldi investiti dalla Norvegia provengono dal petrolio. Ma il fondo sovrano ha comunque una sua etica: non investe né nell'industria del tabacco, né in quella delle armi, né nel nucleare. Insomma, il fondo non ha l'obiettivo di massimizzare i profitti, ma di investire oculatamente i proventi dell'oro nero in banche o industrie in fase di ristrutturazione, che promettono dei rendimenti futuri allettanti.

E la strategia funziona, visto che il rendimento medio annuo del fondo pubblico norvegese si attesta attorno al 4%. Soldi che non vengono usati per aggiustare il budget, ma per garantire le pensioni alle future generazioni di norvegesi.

C'è quindi chi propone anche alla Banca nazionale svizzera di seguire l'esempio norvegese. Tra questi vi è il professore dell'IMD Stéphane Gafert, il quale afferma: "Non è possibile che la BNS disponga di 560 miliardi di franchi parcheggiati da qualche parte senza che portino alcun rendimento."

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