
Non sono mancate feroci polemiche contro la legale del mostro di Rupperswil Renate Senn. Nella sua arringa, infatti, vi sono stati diversi passaggi in cui poteva sembrare che le vittime avessero contribuito con il loro comportamento allo sviluppo degli atti (vedi articolo suggerito).
L’avvocato aveva sostenuto che l’obiettivo del 34enne Thomas N. fosse solo quello di impossessarsi di una somma di denaro e di abusare sessualmente del 13enne Davin. L’impulso omicida sarebbe scattato dopo che il fratello 19enne Dion riuscì a liberarsi dai lacci che, al pari della compagna e della madre, lo tenevano legato a una sedia.
A quel punto Thomas N. “non avrebbe avuto altra scelta”, ha affermato la legale citando il suo cliente (“Cosa avrei dovuto fare? Dirgli, ‘aspetta prendo la corda?’”).
La linea difensiva della legale ha indignato in particolar modo il Blick. “L’avvocato del killer deride le vittime”, ha titolato l’edizione online del quotidiano zurighese. “Ognuno ha il diritto di essere difeso, ma la legale d’ufficio di Thomas N. ha cercato di rappresentarlo come una persona che ha ucciso per caso, scaricando parte della colpa sulle vittime”.
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