
La recente intesa raggiunta tra la ministra delle finanze Karin Keller Sutter ed il suo omologo italiano Giancarlo Giorgetti, per permettere il telelavoro dei frontalieri, contraria la Lega dei Ticinesi.
Il settore terziario ticinese
In una nota odierna il partito sottolinea come i frontalieri che usufruiscono della possibilità di lavorare da casa siano persone attive nel settore terziario. “Ovvero quei frontalieri che non rispondono ad alcuna carenza di manodopera ticinese” – si legge – “ma che la sostituiscono, ed il cui numero continua a crescere senza alcun controllo, creando pesanti distorsioni sul mercato del lavoro del nostro Cantone”. La Lega afferma che il settore terziario ticinese impiega 52mila frontalieri su 80mila. “Una cifra che è addirittura quintuplicata in due decenni”.
“Agevolazione improponibile”
Una situazione che preoccupa il partito di destra poiché, spiega, i due terzi dei ticinesi disoccupati sono lavoratori del terziario e, in seguito al fallimento di Credit Suisse, vi saranno ulteriori disoccupati. “In queste circostanze, un’ulteriore agevolazione per i frontalieri del terziario tramite home office è improponibile. Essa non farebbe che aumentare l’attrattività del mercato del lavoro ticinese per i pendolari italiani”.
La mozione
Infine, la Lega dei Ticinesi ricorda come negli scorsi mesi il partito abbia presentato una mozione che chiede di non sottoscrivere alcun nuovo accordo con l’Italia sul telelavoro dei frontalieri.

