
La giustizia ginevrina ha violato il diritto di essere ascoltato di Tariq Ramadan, ha stabilito il Tribunale federale (TF). L'islamologo svizzero di origine egiziana, contro cui è stato aperto un procedimento penale per violenza carnale e coazione sessuale, aveva chiesto di imporre il silenzio all'avvocato di una sua accusatrice, ma non ha potuto accedere correttamente alla Camera penale di ricorso del Canton Ginevra.
Alla fine di giugno del 2018, Ramadan aveva lamentato presso il ministero pubblico cantonale la pubblicazione sui media di informazioni del legale della querelante e chiesto che l'avvocato fosse tenuto all'obbligo del segreto.
La procura ha concesso all'accusatrice la possibilità di esprimersi sulla richiesta di Ramadan. In settembre il ministero pubblico ha poi respinto la domanda dell'islamologo. Questa decisione è poi stata confermata dalla Camera penale di ricorso ginevrina.
Il 56enne ha interposto ricorso al TF, che con una sentenza pubblicata oggi ha stabilito che la giustizia ginevrina ha violato il diritto di Ramadan di essere ascoltato. I giudici di Losanna hanno pertanto rinviato la causa al tribunale di prima istanza per un riesame.
Il TF afferma che il pubblico ministero avrebbe dovuto mostrare a Ramadan la presa di posizione dell'accusatrice sulla sua richiesta di mantenimento del segreto. Solo così l'islamologo avrebbe potuto prendere posizione compiutamente nel suo ricorso alla competente Camera penale ginevrina.
Il procedimento contro Ramadan, tuttora in corso, è stato avviato in seguito a una denuncia presentata nell'aprile 2018. Un interrogatorio di Ramadan era originariamente in agenda per febbraio, ma è stato rinviato.
Contro Ramadan dal febbraio 2018 sono in corso due procedure penali anche in Francia, entrambe per stupro. A metà novembre il 56enne è stato rilasciato dopo nove mesi di detenzione preventiva.
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