La disparità tra uomo-donna anche in pensione
A due anni dallo sciopero delle donne, sindacaliste e rappresentanti di sinistra puntano i riflettori sul divario che persiste anche in materia di pensioni: “Molte donne ancora dipendenti dagli uomini, con le basse rendite che non bastano per vivere”
di Keystone-ats-ls
La disparità tra uomo-donna anche in pensione
Foto Shutterstock

A due anni di distanza, le richieste formulate durante lo sciopero delle donne sono ancora inascoltate. È quanto denunciano oggi esponenti politiche e sindacaliste, in vista del dibattito sull’AVS previsto al Consiglio nazionale mercoledì, e ad una settimana dal 14 giugno.

Donne ancora dipendenti da uomini quando vanno in pensione
La discriminazione subita dalle donne durante la loro vita lavorativa, a causa di salari più bassi o di attività a tempo parziale, si accentua ulteriormente al momento della pensione, si legge in una nota diffusa da sindacaliste e rappresentanti di sinistra della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale. “Il divario in materia di pensioni è innegabile”, sottolineano. Le donne che sono andate in pensione nel 2019 hanno ricevuto una rendita media mensile di 1160 franchi dalla loro cassa pensioni, rispetto ai 2144 franchi degli uomini. Solo l’AVS permette una distribuzione più equa grazie ai soldi concessi per compiti educativi o di assistenza. Complessivamente però il divario fra le rendite resta di un terzo. “In pratica, molte donne sono ancora dipendenti dagli uomini quando vanno in pensione, e le loro basse rendite non sono bastano per vivere”, prosegue il comunicato. Continuando così, questa differenza non sarà eliminata prima del 2100, secondo recenti calcoli dell’Unione sindacale svizzera (USS).

Il progetto AVS 21 ignora i problemi esistenti
Con il progetto AVS 21, tra due giorni sui banchi del Nazionale, la situazione pensionistica delle donne peggiorerà ulteriormente, prosegue la nota. Molte dispongono già di rendite misere, ma si discute di aumentare l’età pensionabile delle donne, ciò che porterebbe a ridurle ulteriormente, critica Vania Alleva, presidente di Unia, secondo la quale AVS 21 ignora i problemi esistenti e non ne risolve nessuno. Il solo aumento dell’età pensionabile delle donne farà risparmiare all’AVS 10 miliardi di franchi tra il 2022 e il 2031, sottolinea da parte sua Léonore Porchet, consigliera nazionale (Verdi/VD) e vicepresidente di Travail.Suisse, aggiungendo che le donne svolgono almeno la stessa quantità, se non di più, di lavoro retribuito o volontario rispetto agli uomini, e subiscono discriminazioni durante tutta la loro vita lavorativa. L’AVS deve rimanere una forza trainante per la parità nel 21° secolo e deve quindi essere rafforzata, conclude la dichiarazione. “In questo senso, l’iniziativa Vivere meglio la pensione (Iniziativa per una 13esima mensilità AVS) rappresenta un passo importante nella giusta direzione.”

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