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Svizzera
‘La CPI spicchi un mandato d’arresto per Putin’
Keystone-ats
4 anni fa
La magistrata ticinese Carla Del Ponte esorta la Corte penale internazionale ad agire: “È l’unico strumento per arrestare un criminale di guerra”

L’ex procuratrice capo del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia Carla Del Ponte è tornata a chiedere alla Corte penale internazionale (Cpi) di emettere rapidamente un mandato d’arresto nei confronti del presidente russo Vladimir Putin per le sue operazioni in Ucraina.

Unico strumento per arrestare un criminale di guerra
“Putin è un criminale di guerra”, ha dichiarato la magistrata ticinese in un’intervista rilasciata al quotidiano romando Le Temps, dopo che già nelle scorse settimane, dalle pagine del domenicale “La Domenica” aveva ritenuto la via del mandato d’arresto internazionale come possibile. L’emissione del mandato, spiega Del Ponte, è necessaria per accusare Putin e altri dirigenti russi dei crimini commessi in Ucraina dall’inizio dell’invasione lo scorso 24 febbraio. “È l’unico strumento che esiste per permettere di arrestare un criminale di guerra” e di portarlo davanti alla giustizia internazionale.

Un segnale importante
“L’emissione di un tale mandato non significa che Putin sarà arrestato”, precisa Del Ponte, sempre a Le Temps. “Se resta in Russia, non sarà mai il caso. Ma gli sarà impossibile lasciare il suo paese e sarebbe un segnale importante che numerosi Stati siano contro di lui”.

Avviata indagine della Cpi

A inizio marzo il pubblico ministero della Cpi ha aperto un’indagine sulla situazione in Ucraina per indagare su presunti crimini di guerra commessi dalla Russia. Questo dopo aver ricevuto il via libera da 39 Stati parte della Corte penale internazionale. “Il nostro lavoro di raccolta delle prove è iniziato”, aveva annunciato il procuratore Kharim Khan.

Il trattato di Roma
L’Ucraina non ha firmato lo statuto di Roma, che ha istituito la CPI nel 1998, ma nel 2014 ha riconosciuto l’autorità di quest’ultima per i crimini commessi sul suo territorio. La Russia, invece, nel 2016 ha tolto la sua firma dal trattato, che aveva sottoscritto nel 2000 ed era entrato in vigore nel 2002. Secondo il Cremlino la Corte non è stata in grado di rendersi un tribunale internazionale autorevole e realmente indipendente.

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