
Quattordici membri totali: sette dal Consiglio degli Stati e altrettanti dal Nazionale. Loro formeranno la Commissione Parlamentare d'Inchiesta (CPI) che dovrà far luce sulla crisi di Credit Suisse che ha portato all'acquisizione della seconda banca elvetica da parte di UBS. Molte le domande alle quali i commissari dovranno rispondere, tra queste quelle riguardanti eventuali responsabilità di Consiglio e Amministrazione federale, FINMA e Banca Nazionale sul tracollo dell'istituto. La CPI rappresenta il più forte strumento di controllo parlamentare e con questo caso è stato istituto in cinque occasioni nella storia svizzera: sulla vicenda dei Mirages (1964), sulle dimissioni di Elisabeth Kopp (1989), sullo scandalo delle schedature (1990), sulla cassa pensione federale (1995) e sul tracollo di Credit Suisse (2023). Servirà a qualcosa? Ne abbiamo parlato con Paolo Bernasconi, avvocato ed esperto di questioni finanziarie.
"Oggi è sicuramente indispensabile che ci sia una Commissione Parlamentare d'Inchiesta che dica quali sono le misure da prendere per evitare un altro disastro colossale, come è stato quello di Credit Suisse. Bisogna sapere cosa fare, è questa la domanda alla quale dovranno rispondere. La risposta non deve però arrivare tra quattro anni in un rapporto di centinaia di pagina. C'è urgenza di sapere quali sono le misure per impedire il crearsi di una situazione simile".
La CPI ha un budget da 5 milioni di franchi, cosa ne pensa?
"È una somma ragionevole nella misura in cui la CPI sarà in grado di pubblicare entro pochi mesi un rapporto. Azione che finora non hanno saputo compiere Finma, Consiglio federale o Associazione Svizzera dei Banchieri. Questi soldi saranno ben investiti se, ripeto, in 2-3 mesi vedremo un rapporto in cui si potrà capire come evitare un disastro analogo in futuro. Se useranno questi milioni per dire che non era colpa di Ueli Maurer, non era colpa dell'UDC, non era colpa di Karin Keller-Sutter, questi soldi saranno stati sprecati".
Qualcuno dovrebbe anche fare giustizia in questo caso?
"In Svizzera per fortuna da sempre c'è un'organizzazione giudiziaria molto chiara che stabilisce le competenze. La FINMA, l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari, da tempo ha dichiarato che i manager di Credit Suisse non sono in grado di gestire il rischio della banca. Dirigenti che negli ultimi anni hanno portato a casa bonus milionari. Di fronte questi due indizi è il Ministero Pubblico della Confederazione (Mpc) che bisogna interpellare. Mi aspetto che giornalisti e politici chiedano all'Mpc se è stato aperto un procedimento penale per stabilire i responsabili di queste irregolarità".

