
Non solo i grandi fornitori di servizi online, come ad esempio Google e Facebook, dovrebbero remunerare i media per l'utilizzo dei loro contenuti giornalistici, ma anche i fornitori di intelligenza artificiale. È l'opinione della Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale (CTT-N), che chiederà alla sua Camera di rinviare al Consiglio federale il progetto che modifica la legge sul diritto d’autore affinché lo completi in tal senso. Pur essendo entrata in materia sul progetto, la CTT-N ha deciso di rinviarlo al Governo poiché quest'ultimo si è concentrato esclusivamente sulle anteprime di testi e immagini (i cosiddetti "snippet") e sulla remunerazione del loro utilizzo, senza invece dire nulla sui fornitori di intelligenza artificiale.
I pareri delle minoranze
Una minoranza della commissione propone alla propria Camera di integrare la richiesta di rinvio con l’incarico di esaminare anche approcci alternativi per promuovere la qualità e la diversità dei media e la remunerazione delle piattaforme digitali, ad esempio attraverso un’imposta o una tassa digitale. Un'altra minoranza crede invece che un rinvio farebbe perdere tempo, costringendo le imprese mediatiche a convivere con lo status quo e mantenendo in vigore l’utilizzo gratuito degli "snippet".
Cosa cambierebbe
Il progetto governativo - detto anche "Google Tax" - è stato presentato lo scorso 20 di giugno. Il Consiglio federale ha giustificato la scelta di chiamare alla cassa le grandi piattaforme online con il fatto che l'offerta di motori di ricerca, media sociali e piattaforme multimediali è ancora in larga misura alimentata dalle prestazioni dei media giornalistici tradizionali. Per via della loro brevità, però, finora gli "snippet" non sono protetti dal diritto d'autore. I prestatori di servizi online li utilizzano quindi senza versare alcun compenso alle imprese e ai giornalisti. La modifica legislativa preconizza che, in futuro, i grandi servizi online paghino un indennizzo ai media locali per usare i loro articoli. Sarebbero assoggettati a tale obbligo le piattaforme che contano un numero annuo medio di utenti pari ad almeno il 10% della popolazione svizzera. La gestione collettiva dei diritti sui contenuti mediatici sarebbe affidata a una società esterna.

