
Con grande sorpresa della maggior parte degli analisti, la Banca nazionale svizzera (BNS) ha deciso di abbassare il tasso di riferimento all'1,50%, rispetto all'1,75% precedente. Lo comunica oggi lo stesso istituto d'emissione, spiegando che la modifica entrerà in vigore domani.
Le ragioni dietro l'abbassamento
L’allentamento della politica monetaria, spiega la Bns, è stato possibile grazie all’efficacia della lotta all’inflazione durante gli ultimi due anni e mezzo: da alcuni mesi l’inflazione si colloca di nuovo al di sotto del 2% e quindi nell’area che la Banca nazionale assimila alla stabilità dei prezzi. Inoltre l'inflazione dovrebbe restare all'interno di quest'area anche nei prossimi anni. Con la decisione odierna l'Istituto nazionale tiene inoltre conto della diminuzione della pressione inflazionistica e dell’apprezzamento del franco in termini reali avvenuto nell’ultimo anno. L’abbassamento del tasso di interesse favorisce anche l’andamento dell’economia. L’allentamento annunciato oggi assicura pertanto che le condizioni monetarie restino adeguate. La Banca nazionale continuerà ad osservare attentamente l’evoluzione dell’inflazione e, se necessario, adeguerà nuovamente la politica monetaria per far sì che il rincaro si mantenga a medio termine nell’area di stabilità dei prezzi. Dall’inizio dell’anno l’inflazione è diminuita ulteriormente attestandosi in febbraio all’1,2%. Il calo è riconducibile al minor rincaro dei beni, mentre la spinta maggiore ai prezzi proviene attualmente dai servizi interni.
Inflazione, le previsioni fino al 2026
La nuova previsione condizionata di inflazione si situa nettamente al di sotto di quella formulata in dicembre. Nel breve termine, spiega la Bns, ciò è dovuto soprattutto al fatto che la dinamica dei prezzi di alcune categorie di beni ha rallentato più velocemente di quanto atteso ancora tre mesi fa. Per il medio termine, la correzione al ribasso è ascrivibile a una riduzione degli effetti di secondo impatto. La previsione condizionata di inflazione si attesta lungo l’intero orizzonte delle previsioni nell’area di stabilità dei prezzi (cfr. grafico). Nella media annua essa si colloca all’1,4% per il 2024, all’1,2% per il 2025 e all’1,1% per il 2026. La previsione, viene precisato, si basa sull’ipotesi che il tasso guida resti all'1.5% durante l'intero orizzonte previsivo.
Sguardo alla situazione mondiale
L’economia mondiale, continua a spiegare la Bns, è cresciuta a un ritmo moderato nel quarto trimestre 2023. Dopo il rapido arretramento in diverse regioni nel 2023, negli ultimi mesi l’inflazione è calata in misura minore. In numerosi paesi questa continua ad attestarsi su livelli superiori agli obiettivi delle banche centrali. Su tale sfondo molte di esse hanno lasciato per il momento invariata la loro politica monetaria restrittiva. Nei prossimi trimestri la crescita economica globale rimarrà presumibilmente moderata. L’inflazione dovrebbe ulteriormente ripiegarsi, non da ultimo grazie alle politiche monetarie restrittive. Questo scenario per l’economia mondiale è tuttora soggetto a rischi significativi. In alcuni paesi l’inflazione potrebbe mantenersi più a lungo su livelli eccessivi e richiedere quindi una politica monetaria più restrittiva di quanto atteso nello scenario di base. Parimenti, le tensioni geopolitiche potrebbero aumentare. Non è pertanto da escludere un’evoluzione economica globale più debole di quanto ipotizzato.
Pil e ipoteche
In Svizzera il prodotto interno lordo (Pil) è cresciuto a un ritmo moderato nel quarto trimestre dell’anno scorso. Il settore dei servizi ha nuovamente registrato un’espansione, mentre la creazione di valore aggiunto nell’industria ha ristagnato. La disoccupazione ha continuato ad aumentare leggermente e il grado di utilizzo delle capacità produttive complessive dell’economia si trovava nella norma. Nei prossimi trimestri la crescita rimarrà presumibilmente contenuta. Ad avere un effetto frenante sono la debole domanda estera e l’apprezzamento reale del franco intervenuto nell’ultimo anno. Nel complesso il PIL in Svizzera dovrebbe aumentare nel 2024 di circa l’1%. In questo contesto è probabile che la disoccupazione continui a salire gradualmente e che il livello di utilizzo delle capacità produttive diminuisca ancora in lieve misura. Analogamente alle previsioni per l’estero, anche quelle per la Svizzera sono soggette a una significativa incertezza. Il rischio principale è un’evoluzione congiunturale più debole del previsto all’estero. Sul mercato ipotecario e immobiliare la dinamica è calata sensibilmente negli ultimi trimestri. Tuttavia, su questi mercati permangono le vulnerabilità.

