
Il prossimo 22 settembre gli svizzeri verranno nuovamente chiamati alle urne per esprimersi su due temi a livello nazionale. Il primo riguarda l'iniziativa popolare dell'8 settembre 2020 "Per il futuro della nostra natura e del nostro paesaggio (Iniziativa biodiversità), il secondo la modifica della legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LPP), ovvero la riforma della previdenza professionale. La chiamata al voto, per quanto riguarda il primo argomento, sta riportando nel dibattito pubblico il tema dell’ambiente e della varietà delle specie. E proprio in vista di questo appuntamento politico, l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (Wsl) ha pubblicato un articolo di domande e risposte sul tema della biodiversità.
Come è messa la biodiversità in Svizzera?
“Sulla scia dell'industrializzazione e delle correzioni fluviali, fino agli anni del boom economico la biodiversità ha subito gravi perdite. Da allora, tuttavia, alcuni gruppi di specie e habitat hanno visto una stabilizzazione o hanno recuperato terreno. Rispetto a 100 anni fa, la biodiversità è oggi messa peggio, ma comunque meglio rispetto agli anni ’70 e ’80. È però impossibile stilare un bilancio oggettivo della biodiversità nel suo insieme, che tenga conto di specie, habitat e diversità genetica”.
Quali specie e quali habitat stanno meglio? Quali, invece, peggio?
“In generale, a stare peggio sono i cosiddetti specialisti, ovvero le specie che necessitano di condizioni ben precise per vivere. Questo vale sia per le piante sia per gli animali: le specie più colpite sono quelle che preferiscono terreni poveri di sostanze nutritive o gli uccelli che nidificano a terra o si nutrono di insetti. Non solo brutte notizie però. La diversità di alcuni gruppi di specie è aumentata nei boschi, in parte nei corsi d'acqua e qua e là in alcune zone umide, per esempio dove sono state create nuove pozze per gli anfibi. Inoltre, sono tornati grandi animali quali lince, lupo, aquila reale, gipeto, airone, ungulati come il cervo rosso e lo stambecco, oltre a castoro e lontra”.
Perché è importante proteggere la biodiversità?
“Gli ecosistemi ricchi di specie forniscono anche un maggior numero di servizi ecosistemici, di cui beneficia anche la popolazione. Ad esempio le comunità vegetali ricche di specie filtrano meglio l'acqua potabile, aumentano la stabilità del suolo e ne prevengono l'erosione. Inoltre, contrastano l'insorgenza massiccia di parassiti delle piante, come spesso accade nelle monocolture. Gli ecosistemi ricchi di specie sono anche più resistenti alla siccità, e si riprendono più rapidamente. E questi fenomeni sono destinati a essere più frequenti con il cambiamento climatico”.
Come valutare lo studio realizzato dal biologo Marcel Züger, commissionato dall’Unione svizzera dei contadini, in vista del voto sull’iniziativa biodiversità?
“Lo studio commissionato dall’Unione svizzera dei contadini si occupa principalmente delle aree coltivate e conclude che in questi terreni è aumentata la presenza di specie una volta considerate minacciate. Secondo l’istituto WSL, tuttavia, dallo studio non è possibile trarre conclusioni sulla biodiversità in generale. Non si tratta di un lavoro scientifico soggetto alla valutazione critica di altri scienziati, ma di una panoramica di una selezione di pubblicazioni e documenti”.
Cosa manca ancora per sostenere la biodiversità?
“Per l’istituto WSL servono più misure per proteggere i cosiddetti specialisti. Inoltre gli habitat devono essere meglio connessi tra loro per consentire alle specie di scambiare materiale genetico, colonizzare nuovi siti e migrare. Ciò richiede la creazione di habitat di collegamento”.
Le misure dell’iniziativa sono appropriate?
“Il testo dell'iniziativa non contiene cifre o misure concrete. Se verrà adottata, secondo l’istituto WSL sarà quindi decisivo il modo in cui Parlamento e Consiglio federale la attueranno”.

