L’home office piace, ma servono regole
Lo chiede il sindacato Syndicom. L’aspetto più critico, secondo chi ha partecipato all’inchesta è l’assenza di contatti
di fsu eKeystone-ATS
L’home office piace, ma servono regole
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L’home office ha l’occasione di farsi strada, ma vanno definite le adeguate condizioni quadro. È quanto rileva il sindacato dei media e della comunicazione Syndicom, che ha condotto uno studio sull’apprezzamento del lavoro da casa. Questa modalità incontra i favori dei dipendenti, pur se non mancano i lati negativi e la preferenza va verso un sistema misto. Il barometro dell’home office è stato realizzato per conto di Syndicom dall’istituto di ricerca gfs.bern, si legge in un comunicato odierno. Il sondaggio ha coinvolto residenti in Svizzera dai 18 anni in su che hanno lavorato dalla propria abitazione almeno un giorno alla settimana nel periodo marzo-aprile, ovvero durante il confinamento dovuto al coronavirus. «Quanto emerge è che le persone attualmente giudicano positivamente l’home office. Il legislatore è chiamato a ritoccare le norme secondo le nuove circostanze», ha dichiarato, citato nella nota, Giorgio Pardini, responsabile del settore dell’informatica e delle telecomunicazioni presso il sindacato. Le aziende dovrebbero inoltre fornire una regolamentazione aggiornata e vanno trovate soluzioni basate sul partenariato sociale.

Le persone giudicano positivamente l’home office. Il legislatore è chiamato a ritoccare le norme secondo le nuove circostanze.

Insomma, il telelavoro ha il potenziale per imporsi grazie a una serie di vantaggi: maggiore soddisfazione professionale, miglior equilibrio con la vita privata, accresciuta tutela dell’ambiente. Tuttavia, sono necessari una serie di interventi per attutire gli aspetti più ostili a questa pratica, come la mancanza di contatti o la gestione di attrezzatura e spese. Per altro, quasi tutti i partecipanti al sondaggio - circa il 90% - sono convinti che il lavoro da casa non debba sostituire quello in ufficio, bensì debba completarlo. Come detto, il grado di approvazione dell’home office fra il personale è alto. Particolarmente gradito è il tempo che si risparmia non dovendo percorrere il tragitto casa-posto di lavoro. Il 78% afferma di investirlo nella vita privata, il 68% in ambito professionale. Un miglior bilanciamento fra questi due mondi è citato dal 61% degli intervistati. Il 90% ritiene poi che così facendo si contribuisca in modo significativo alla protezione dell’ambiente e si eviti il sovraccarico delle infrastrutture di trasporto. Il 65% sottolinea per altro come un servizio pubblico forte sia un prerequisito fondamentale. Per quanto riguarda il lavoro di squadra, non ci sono dubbi: l’86% giudica funzionante la comunicazione interna dai rispettivi domicili e l’84% constata che la collaborazione digitale fila liscia.

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L’assenza di contatti è invece la critica numero uno sollevata contro l’home office. Il 71% dei dipendenti si lamenta infatti di ciò. Il 49% cita la scarsa ergonomia. Stando a Syndicom dunque, poiché le relazioni umane sono un collante indispensabile, non è nell’interesse delle aziende introdurre il lavoro da casa in modo permanente: serve invece un «sano mix».

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