“L’Austria è davanti a noi di 3 settimane”
La situazione epidemiologica è critica in Svizzera e peggiorerà nelle prossime settimane, ha messo in guardia Patrick Mathys dell’UFPS, che ha esortato a rispettare le regole di prudenza e farsi vaccinare. “Le infezioni raddoppiano ogni due settimane”
di Keystone-ATS/Lars
“L’Austria è davanti a noi di 3 settimane”

“La situazione è sfavorevole e peggiorerà nelle prossime settimane”. Così Patrick Mathys ha aperto il consueto punto stampa informativo dell’Ufsp da Berna. Nelle ultime 24 ore in Svizzera si sono registrati oltre 6mila casi, in Ticino in un giorno ci sono stati ben dieci ospedalizzati in più (totale salito a 50).

Le infezioni raddoppiano ogni due settimane
Tutti gli indicatori riguardanti la pandemia si muovono nella direzione sbagliata, ha sottolineato Mathys. Con oltre 6 mila casi al giorno, le infezioni raddoppiano ogni due settimane: l’incidenza si è attestata a 720 infezioni su 100 mila abitanti con chiare differenze tra i cantoni. La situazione in Ticino è sei volte migliore rispetto al cantone Nidvaldo, fanalino di coda. Come nelle settimane scorse, l’incidenza maggiore si registra nella Svizzera centrale e orientale. Il virus circola maggiormente nella popolazione giovane, in particolare dai 10 ai 19 anni. L’incidenza è due volte superiore rispetto alle altre fasce d’ètà. Anche le ospedalizzazioni, con 55 ricoveri al giorno di media, sono in aumento ed è molto probabile che tra due settimane raddoppierano. Attualmente, anche nella cure intense il numero di pazienti cresce costantemente: a inizio novembre c’erano 50 persone in più che necessitavano di cure particolari: la settimana prossima questo numero potrebbe aumentare a 200. Unico dato positivo: il numero di morti rimane relativamente basso (in media 6-8 decessi giornalieri). Mathys ha quindi esortato la popolazione a farsi vaccinare e a rispettare le regole di prudenza, come il porto della mascherina e il rispetto della distanze. Di questo passo, si rischia un inasprimento delle misure protettive, ha messo in guardia.

Il paragone con l’Austria
Tanja Stadler, presidente della Task Force Covid-19, ha precisato che la tendenza al raddoppio del numero di contagi non è dovuto all’aumento del numero di test. Stadler ha poi fatto un paragone con la vicina Austria: “L’incidenza qui è tre volte superiore rispetto alla Svizzera e da ieri il paese si trova di nuovo in confinamento. In entrambi i paesi nell’ultimo mese i casi sono raddoppiati ogni due settimane. Lo sviluppo epidemiologico è quindi lo stesso, ma l’Austria è partita con un’incidenza di tre volte superiore. Tre settimane fa l’Austria presentava l’incidenza odierna della Svizzera. Questo significa che la Svizzera potrebbe trovarsi a metà dicembre nella situazione attuale dell’Austria”, sottolinea l’esperta dell’UFSP, precisando che “l’Austria è davanti a noi di tre settimane per quanto riguarda i contagi e di cinque settimane per quanto riguarda le ospedalizzazioni”. Se le infezioni continuano a questo ritmo, a metà dicembre bisogna aspettarsi 300 pazienti Covid nei reparti di terapia intensiva, invece dei 160 attuali. In questo caso “la consueta qualità del trattamento non può più essere garantita” e ciò implicherebbe il trasferimento di pazienti tra ospedali, afferma Stadler. Con 400 pazienti Covid il personale sanitario sarebbe allo stremo e tutte le operazioni non urgenti dovrebbero essere rinviate.

Vaccini e comportamento decisivi
Per evitare che un simile scenario diventi realtà, Stadler ha esortato la popolazione a farsi vaccinare e, per chi l’ha già fatto, a farsi somministrare una terza dose, specie le persone fragili o in là con gli anni. In questo modo si possono evitare decine di migliaia di ricoveri (da 10 a 20 mila). Stadler ha detto di sperare in un’accelerazione delle vaccinazioni, specie quelle di richiamo, e nel rispetto delle misure di protezione nelle scuole (mascherina e test regolari). Giunti a questo punto, molto dipenderà da come ci comportiamo, ha sottolineato Stadler, invitando la popolazione a rispettare le misure di distanziamento e igieniche, evitare gli assembramenti e portare la mascherina al chiuso, anche se si è vaccinati.

Dose di richiamo e ospedali
Anche Aglaé Tardin, medico cantonale di Ginevra e membro del comitato dell’Associazione dei medici cantonali svizzeri, ha esortato le persone di oltre 65 anni già vaccinate ad affrettarsi per la terza dose, e la popolazione a rispettare le misure protettive già note, ma che spesso si dimenticano. Quanto agli ospedali, la pressione sul personale sta crescendo. I nosocomi, proprio in ragione dell’aumento dei contagi, stanno rivedendo le rispettive priorità, come una riduzione delle operazioni chirurgiche, ciò che avrà un impatto sulla salute di tutti.

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