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Svizzera
Kreuzlingen, niente permesso a un membro della banda
Kreuzlingen, niente permesso a un membro della banda
Kreuzlingen, niente permesso a un membro della banda
Redazione
7 anni fa
Il TF ha respinto il ricorso di uno degli imputati, già condannato per complicità in omicidio intenzionale

Uno dei membri dell’organizzazione criminale curdo-turca dedita al traffico di migranti e di droga, sgominata in seguito alle indagini sul delitto di Kümmertshausen (TG), non potrà beneficare di un permesso di soggiorno in Svizzera.

Lo ha stabilito negli scorsi giorni il Tribunale federale (TF), respingendo il ricorso di un 38enne cittadino curdo, condannato nel marzo del 2018 dal Tribunale distrettuale di Kreuzlingen a sette anni e mezzo di carcere per omicidio con dolo eventuale commesso per omissione. L’uomo, ricordiamo era già stato condannato in un primo processo a 5 anni di carcere per complicità in omicidio intenzionale ma la sentenza era stata annullata dal Tribunale federale e i procuratori che avevano istruito quel processo sostituiti. Per la pubblica accusa l'uomo aveva assunto il ruolo di teste principale ma nel contempo era sospettato di aver partecipato direttamente al delitto e per questo era stato arrestato in aula durante uno dei precedenti dibattimenti. 

Nel 2015 l’uomo aveva fatto richiesta per un permesso di soggiorno ma l’Ufficio della migrazione sangallese aveva respinto la richiesta in virtù dei suoi precedenti penali. La decisione era stata confermata dal Consiglio di Stato e, il 22 febbraio 2018, dal Tribunale amministrativo. Nulla da fare, come detto, neppure in ultima istanza. Nella sentenza del 27 maggio scorso pubblicata ieri i giudici di Mon Repos hanno giustificato il provvedimento con il suo passato delittuoso e la sua dipendenza dalle prestazioni sociali. 

Il più complesso processo penale mai celebrato nel Canton Turgovia

L’intera vicenda è considerata la più rilevante della storia giudiziaria turgoviese. Complessivamente, nel corso di oltre 40 udienze, sono stati giudicati quattordici membri di un'organizzazione criminale dedita al traffico di migranti e di droga, costituita essenzialmente di curdi di Turchia. L'insieme degli atti per l'omicidio riempiono 500 raccoglitori federali.

Secondo gli inquirenti i membri della organizzazione criminale traevano il loro sostentamento dal traffico di droga e di esseri umani, oltre che da estorsioni. La banda avrebbe fatto entrare illegalmente in Svizzera, Danimarca, Svezia e Norvegia almeno 300 migranti provenienti essenzialmente dall'Iraq. L'uccisione di un pensionato aveva permesso di scoprire tutta una sequela di altri reati gravi, che tuttavia non sono stati commessi nel canton Turgovia.

Il delitto di Kümmertshausen - ossia l'uccisione, avvenuta il 20 novembre 2010 di un 53enne svizzero beneficiario dell'assicurazione invalidità (AI) - aveva portato gli inquirenti sulla pista dell'organizzazione criminale. Il 53enne morì per soffocamento, dopo essere stato legato e imbavagliato. In base all'atto d'accusa, la vittima si era rivolta al capo dell'organizzazione criminale, un iracheno di 48 anni, per chiedere aiuto in favore di un amico arrestato in Grecia per traffico di migranti. L'iracheno promise di fornirgli un avvocato e di proteggere la sua famiglia che viveva nel Canton Turgovia. In cambio lo svizzero avrebbe dovuto nascondere 2,5 chili di eroina nella sua casa a Kümmertshausen. L'amico arrestato in Grecia rimase però in prigione e dopo alcuni mesi l'uomo minacciò di denunciare l'iracheno alla polizia. Il capo dell'organizzazione avrebbe quindi chiesto ai suoi uomini di mettere a tacere l'accusatore e di recuperare la droga. Il 53ene era stato legato ed era morto per soffocamento dopo che gli era stato infilato un pullover in bocca.

Due turchi di 47 e 54 anni, implicati nell'omicidio, erano stati condannati a otto anni e mezzo di reclusione e a 30 mesi di prigione di cui 20 sospesi con la condizionale per due anni nel processo conclusosi il 12 marzo 2018. Il 48enne capobanda e principale imputato era invece stato condannato a 14 anni di carcere per istigazione alla rapina e altri reati. "Lei ha deciso cosa andava fatto e lasciato ad altri il lavoro sporco", aveva detto il presidente del tribunale, Thomas Pleuler.

Il 39enne - già condannato in Germania nel 2007 a 2 anni di carcere per aver favorito l’entrata illegale di 26 iracheni - era un informatore della Polizia e aveva ammesso di avere accompagnato sul luogo del delitto altri due connazionali, a loro volta condannati e incarcerati in Turchia. Un altro cittadino turco è in carcere, in relazione con l'omicidio, nel suo Paese e non può essere estradato in Svizzera. I giudici del Tribunale distrettuale di Kreuzlingen avevano concluso che il 39enne curdo non fece nulla per evitare la morte del 53enne.

(Sentenza 2C_330/2018 del 27 maggio 2019)

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