
Il Blick racconta oggi la storia di un uomo kosovaro che, malgrado l'espulsione dalla Svizzera, non ne vuole sapere di stare lontano dal nostro Paese.
La persona in questione è Burim Kastrati (nella foto), il quale era stato condannato nel 2009 da un tribunale argoviese a sette anni di carcere per tentato omicidio volontario.
Insieme al fratello aveva infatti attaccato diversi giovani, in occasione della festa della vendemmia di Döttingen nel 2007, armato di una grossa chiave da 1,4 chilogrammi e un coltello. Solo per miracolo non si registrarono vittime.
Suo fratello era poi evaso dal carcere di Willisau (LU) nel 2010, ed è tuttora in fuga, mentre lui era stato espulso dalla Svizzera dopo aver ottenuto la liberazione anticipata.
Ma Burim, oggi 29enne, non è rimasto a lungo in Kosovo. Il 16 gennaio 2015 è infatti tornato in Svizzera, senza passaporto e senza visto, e malgrado il divieto di ingresso. L'uomo è stato controllato dai doganieri, che l'hanno lasciato passare.
Secondo la Basellandschaftlichen Zeitung, Burim Kastrati spiegò di doversi recare in Svizzera per delle cure mediche. Un'indiscrezione confermata dal dipartimento di giustizia del Canton Basilea Città. "La decisione di lasciare entrare questa persona era sbagliata" riconosce oggi il portavoce del dipartimento, Martin Schütz.
A dare il via libera per l'entrata in Svizzera del kosovaro sarebbe stato un collaboratore dell'Ufficio della migrazione, che stava effettuando il turno di picchetto notturno al momento in cui Burim si è presentato in dogana. L'uomo però non era autorizzato a farlo, visto che tale decisione poteva essere presa solo dai suoi superiori.
Fatto sta che Burim riuscì a entrare in Svizzera malgrado il divieto di ingresso. E un mese dopo rapinò, armato di pistola, la filiale Denner di Döttingen.
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