
Il Giura ha vissuto oggi uno scandalo senza precedenti: nel raggio di pochi minuti si è appreso che una trentina di dipendenti dell'amministrazione pubblica sono sospettati di aver consultato e scaricato sul proprio computer di lavoro file pornografici e che il procuratore generale Yves Maître si è dimesso. Il presidente del governo Michel Probst ha rifiutato di collegare le due vicende. Interrogato in proposito dalla Radio romanda (RSR), Probst ha dichiarato di non poter rispondere in virtù della separazione dei poteri. Il presidente dell'esecutivo cantonale ha aggiunto che "il governo ha avuto una discussione con il Consiglio superiore della magistratura, in particolare il suo presidente" e che "tocca a lui rispondere". Il Csm ha rifiutato, invocando il segreto d'ufficio. Secondo il portavoce del governo, Pierre-Alain Berret, nessun ministro (consigliere di Stato) o caposervizio è implicato nella vicenda dei file pornografici, che coinvolge invece tutti i dipartimenti dell'amministrazione e persone di vario grado gerarchico. Contro i 30 sospetti sono state aperte inchieste disciplinari e non è escluso l'intervento della magistratura. La vicenda è stata scoperta dopo "diversi problemi tecnici" riscontrati sulla rete informatica cantonale, scrive in un comunicato l'esecutivo cantonale. Il Servizio informatico (SDI) ha proceduto in novembre ad analisi approfondite. Le indagini hanno permesso di evidenziare "problemi di saturazione della rete" legate alla consultazione, da parte di un certo numero di dipendenti, di "siti non professionali, in particolare a contenuto pornografico". La diffusione del comunicato governativo è stata preceduta di pochi minuti da un altro comunicato, nel quale il procuratore generale Yves Maître annuncia di essersi dimesso. La decisione - precisa Maître - fa seguito all'apertura di un'inchiesta del Consiglio superiore della magistratura. I fatti rimproveratigli "non costituiscono un reato", ma "sono suscettibili di compromettere l'immagine del magistrato", sottolinea il procuratore. Maître dichiara peraltro di "riconoscere i fatti e di assumersene la responsabilità". Il magistrato era entrato in carica nel 1998. ATS
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