
Lo scorso settembre il Consiglio nazionale - contro il parere governativo (vedi articolo suggerito) - aveva accolto con 108 voti a 79 e 6 astenuti una mozione del parlamentare PPD Marco Romano che chiedeva il ritiro del passaporto agli jihadisti svizzeri con doppia nazionalità che hanno volontariamente combattuto all'estero per un esercito straniero o in un gruppo paramilitare ideologicamente motivato. In quell'occasione, la Camera del popolo aveva riconosciuto la minaccia jihadista e la necessità di adottare misure di protezione.
Oggi la questione è passata agli Stati, ma la Camera alta non è stata dello stesso avviso e la mozione di Romano, depositata nel settembre 2014, è stata affossata con 30 voti contro 12. "Non è necessario modificare la legge" in quanto le nuove disposizioni della Legge sulla cittadinanza, che entreranno in vigore il primo gennaio 2018, sono infatti state ritenute sufficienti.
"La nuova legislazione prevede già la revoca della nazionalità in caso di gravi crimini nell'ambito di attività terroristiche, estremismo violento o criminalità organizzata", ha rammentato il liberale radicale Andrea Caroni. L'indipendente sciaffusano Thomas Minder ha invece cercato di difendere la mozione, ritenendo la revoca immediata del passaporto sia il solo mezzo per distogliere i jihadisti binazionali dai loro intenti criminali.
"Agli Stati si sono persi in ragionamenti giuridici e dettagli, dimenticando la reale necessità politica di agire - ha commentato via social Marco Romano - Vabbeh la mia mozione ha almeno generato la modifica di legge, ora Confederazione e Autorità di perseguimento penale facciano uso delle nuove norme a disposizione. A chi ha la doppia cittadinanza, sia tolta quella Svizzera! Se partono non hanno più nulla da cercare e chiedere in Svizzera!"
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