
Una sottocultura online in cui umiliazione, sfruttamento sessuale e controllo totale sugli altri sta prendendo sempre più piede in Svizzera. La Polizia federale classifica questo fenomeno relativamente nuovo come «estremismo violento nichilista», perché va oltre le forme di violenza precedentemente conosciute. A portare alla luce questa nuova tendenza è il Tages-Anzeiger. A fungere da terreno fertile per questa nuova forma di violenza sono gruppi online dai nomi criptici come, ad esempio, 764 o 1414. Tali reti fanno parte di un ecosistema internazionale più ampio e vagamente interconnesso, noto come «The Com», abbreviazione di «The Community». All'interno di questi gruppi, ci sono persone che ne incitano altre a compiere atti autolesionistici che possono arrivare fino al suicidio. Più l'atto compiuto dalla vittima è grave, più la persona che l'ha spinta a ferirsi sale nelle gerarchie della community.
In Svizzera sono attualmente in corso indagini su 20 casi. Un terzo riguarda sospetti, mentre due terzi riguardano vittime residenti nel nostro Paese. In un caso, un aggressore straniero ha spinto la sua vittima dalla Svizzera al suicidio. Secondo la Fedpol, questi casi sono solitamente innescati da segnalazioni provenienti dall'estero, come quelle di Europol o del National Center for Missing and Exploited Children statunitense. La Fedpol esamina il possibile collegamento con l'estremismo violento nichilista, informa le agenzie partner straniere e i cantoni, che avviano le indagini.
Le forze di polizia cantonali di Zurigo, Lucerna e Basilea Campagna hanno confermato, su richiesta del foglio zurighese, di stare trattando o di aver trattato casi relativi alla rete «764». Molti di questi casi rientrano nell'ambito del diritto penale minorile e finora pochi sono stati conclusi.
Ecco come si finisce intrappolati nella rete
Le vittime sono giovani e di sesso femminile. Anche gli autori dei reati sono spesso minorenni. Il primo contatto avviene in modo apparentemente innocente: su piattaforme come Instagram, TikTok o X, i malintenzionati cercano adolescenti e bambini vulnerabili. Su questi social network circolano persino guide al cosiddetto adescamento online, che consigliano di iniziare dove si trovano le ragazze più vulnerabili. Un singolo post che alluda a depressione, autolesionismo o disturbi alimentari può essere sufficiente ad attirare una vittima.
Inizialmente i carnefici colmano le loro vittime di attenzioni e affetto, solo in seguito, quando si è instaurato un legame emotivo, esercitano pressioni, coercizione e incitamento alla violenza.
Nonostante ci si trovi di fronte a forme importanti di violenza, le denunce sono rare. Ciò accade perché le ragazze, psicologicamente vulnerabili, nonostante le sofferenze inflitte, spesso non si considerano vittime, ma piuttosto parte del gruppo.
Non solo autolesionismo
La violenza non si limita all'autolesionismo. Le chat con partecipanti svizzeri includevano anche fantasie riguardanti accoltellamenti per strada. Un'inchiesta di Der Spiegel ha inoltre documentato il caso di una ragazza di 14 anni costretta a uccidere il suo animale domestico con una lametta da barba durante una videochiamata.
Un sistema inefficiente
Spesso autori e vittime si trovano in altri Paesi. Tuttavia, se ogni Paese e cantone conduce le proprie indagini in autonomia, il sistema risulta inefficiente, afferma Regula Bernhard Hug, direttrice di Protezione dell'infanzia Svizzera.
Va poi osservato che il cyber-adescamento non è ancora esplicitamente regolamentato o riconosciuto come reato a sé stante nel codice penale svizzero.

