
La tensione è sempre alta a Teheran. I sostenitori del candidato moderato delle recenti presidenziali, Mir Hussein Mussavi, potrebbero scontrarsi con i simpatizzanti del presidente Mahmud Ahmadinejad. Intanto, il Consiglio dei Guardiani della Costituzione, con una mossa distensiva, si è detto "pronto" a ricontare i voti, almeno nelle circoscrizioni contestate, non escludendo persino un annullamento delle elezioni. Dopo che nella notte si saputo di sette persone uccise ieri aconclusione della grande manifestazione a Teheran, Mussavi aveva indetto per questo pomeriggio una nuova manifestazione in piazza Vali Asr, ma l'ha poi revocata per evitare spargimenti di sangue, visto che anche i sostenitori di Ahmadinejad si erano dati appuntamento nella stessa piazza "per protestare contro la recente agitazione e distruzione della proprietà pubblica". Molte migliaia di sostenitori di Mussavi si sono comunque radunate questo pomeriggio sul viale Vali Asr, davanti alla sede della tv di stato, nel nord di Teheran. La folla innalza fotografie di Mussavi ma rimane in assoluto silenzio. Circa un chilometro più a nord, all'importante incrocio Park Way, si sono concentrati in forze reparti anti-sommossa della polizia. In queste ore cariche di tensione, il Consiglio dei Guardiani della Costituzione, la massima autorità legislativa, ha inviato un segnale distensivo: ha annunciato oggi di essere disposto aricontare "solo una parte" dei voti delle elezioni presidenziali del 12 giugno e soltanto "se vi saranno prove di irregolarità". Rispondendo ad un giornalista in merito alla richiesta avanzata ieri da Mussavi di cancellare il risultato del voto presidenziale, il portavoce delllo stsesso Consiglio dei Guardani ha risposto: "Non è impossibile. Il Consiglio ha anche questo potere costituzionale". Il bilancio degli scontri di ieri nella capitale è salito ufficialmente a sette morti: i civili sono rimasti uccisi nei pressi di piazza Azadi, dove ieri si è conclusa la manifestazione dei sostenitori di Mussavi. Secondo l'emittente iraniana Radio Payam, "volevano attaccare una postazione militare". Continuano intanto gli arresti: il ministro dell'Intelligence iraniano, Gholamali Mohseni-Ejei, ha annunciato stamani che "i 26 principali elementi dietro ai disordini degli ultimi giorni aTeheran" sono finiti in manette. Le forze di sicurezza hanno scoperto una casa nel nord-ovest di Teheran in cui "venivano nascosti armi ed esplosivi". Fonti dell'opposizione hanno denunciato anche gli arresti eccellenti di Sayyed Mohammad Ali Abathi, uno dei maggiori collaboratori dell'ex presidente Khatami, di cui è stato vice nel governo, e di Saeed Hajjarian, un alleato di Mussavi. E da più parti arrivano le testimonianze di proteste, scontri emanifestazioni che si estendono a tutto il Paese. Si moltiplicano anche le prese di posizione dei politici contro le violenze delle milizie islamiche, tra questi il presidente del Parlamento Ali Larijani e il grande ayatollah dissidente Hossein Ali Montazeri. Le autorità iraniane oggi hanno deciso di confinare nei loro uffici i corrispondenti della stampa estera, vietando loro di "partecipare o coprire le manifestazioni che si tengono senza l'autorizzazione del ministero dell'interno". Il ministero della cultura, che rilascia gli accrediti di lavoro per i giornalisti stranieri in Iran, ha reso noto che i corrispondenti possono continuare a lavorare dai loro uffici, ma "non possono coprire eventi senza il coordinamento o l'autorizzazione del ministero", precisa un comunicato. Una fonte governativa ha detto all'Agenzia France Presse che il provvedimento è teso a garantire la sicurezza dei rappresentanti dei media stranieri a Teheran, sottintendendo che la repressione delle proteste di piazza potrebbe diventare ancora più dura. ATS
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