
La Svizzera è di gran lunga prima in Europa negli investimenti ferroviari statali in rapporto alla sua popolazione, con 365 euro (circa 409 franchi) pro capite nel 2018, contro i 218 dell'Austria, seconda, e i 182 della Danimarca, terza. La classifica è stilata dall'associazione tedesca Allianz pro Schiene (Alleanza per la rotaia), che critica la Germania, solo ottava fra le 10 principali economie europee, con 77 euro a testa.
Ancora peggio della Germania fa la Francia, nona con 40 euro pro capite, mentre l'Italia è settima con 93. La Svezia è quarta con 172 euro, i Paesi Bassi quinti con 135, la Gran Bretagna sesta con 116. Ultima la Spagna con 29.
L'associazione con sede a Berlino, che fa lobby presso politici e media per una più alta quota di mercato del traffico ferroviario, dà come fonte un'analisi svolta congiuntamente con la società di consulenza SCI Verkehr.
Questa analisi mostra pure che l'Austria privilegia nettamente la ferrovia rispetto alla strada quanto a investimenti statali per costruzione e manutenzione, con il 63,3% per la prima contro il 32,7% per la seconda. Seppure di misura lo fa anche la Svizzera, con rispettivamente il 50,3% contro il 49,7%. Per la Germania - il solo altro paese citato - le quote sono invece rispettivamente del 45,3 contro il 44,7%.
Lo sviluppo "verso una mobilità ecologica non sta davvero progredendo in Germania, nonostante tutti gli impegni per la protezione del clima", ha dichiarato oggi a Berlino Dirk Flege, direttore dell'associazione, secondo quanto riferisce il sito web di Allianz pro Schiene, che riunisce organizzazioni ambientaliste, università e società ferroviarie.
Meno di un mese fa, la Germania ha promesso alla Svizzera di impegnarsi per migliorare le sue vie d'accesso ad Alptransit, per le quali è stata più volte criticata: il ministro dei trasporti tedesco Andreas Scheuer ha firmato il 22 maggio a Lipsia con l'omologa elvetica Simonetta Sommaruga una "dichiarazione" che va in tal senso.
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