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Svizzera
Iniziativa sull'oro, assurda o indispensabile?
Redazione
12 anni fa
Si scalda il dibattito sul testo in votazione il 30 novembre, tra chi lo giudica “pericoloso” e chi “fondamentale per la stabilità”

È stata lanciata oggi la campagna per l’iniziativa sull’oro che chiede alla Banca nazionale svizzera (BNS) di detenere almeno il 20% degli attivi sotto forma di oro. In futuro, tali riserve non potrebbero essere vendute.

Il testo, in votazione il prossimo 30 novembre, non cattura forse l’attenzione delle masse, ma contiene dei principi che potrebbero stravolgere la politica finanziaria e monetaria della Svizzera, ma anche dei paesi europei e non solo. E, da un sondaggio svolto dal portale d’informazione KingWorldNews.com, ritenuto forse poco affidabile, ma che ha coinvolto 13'997 persone in tutta la Svizzera, il sì sarebbe attorno al 45%, il no al 39%, mentre gli indecisi sono il 16%.

Viste le buone prospettive per il testo in votazione, nonostante l’opposizione trasversale, è quindi ancora più importante capire meglio di cosa si tratta. Di seguito vi proponiamo pertanto una panoramica dei “pro e dei contro”.

“La moneta di carta si sgretola, l'oro invece no". È con questo slogan che il consigliere nazionale Luzi Stamm (UDC/AG) ha raccomandato oggi a popolo e cantoni di approvare, il prossimo 30 novembre, l'iniziativa democentrista sull’oro.Secondo i promotori dell'iniziativa - depositata nel 2013 con 106'052 firme valide - il mantenimento di 1040 tonnellate di metallo giallo è indispensabile per garantire la stabilità del franco svizzero, proteggere il risparmio privato, come pure il livello dei salari, delle rendite e delle pensioni.

Secondo Stamm, le massicce vendite di oro a prezzi bassi tra la fine degli anni '90 del secolo scorso e gli inizi del 2000, hanno indebolito la credibilità della BNS e limitato il suo margine di azione. Il fatto di mantenere importanti quantità di oro all'estero, inoltre, "rende la Svizzera ricattabile".

Per il deputato democentrista, la richiesta fatta all'istituto centrale di ricostituire le riserve auree fino ad un minino del 20% degli attivi non impedirà ai banchieri centrali di perseguire la propria politica monetaria di sostegno al franco svizzero, stampando moneta, come deciso nel 2011 quando è stato stabilito un tasso di cambio fisso con l'euro.

Secondo Ulrich Schlüer (UDC/ZH), l'attuale politica monetaria della BNS non è più al servizio dei cittadini di questo paese, ma della Banca centrale europea e del suo presidente Mario Draghi. A suo avviso, non è iniettando miliardi di euro a tasso zero nell'economia, o comprando titoli di Stato, che l'Europa uscirà dalla crisi attuale". Una simile politica monetaria di bassi tassi d'interesse penalizza i risparmiatori e non farà che aggiungere nuovi debiti a quelli preesistenti.

L'iniziativa lanciata da ambienti vicini all'UDC è osteggiata da gran parte del mondo politico ed economico. Al Consiglio degli Stati è stata respinta tacitamente e al Nazionale ha trovato solo 20 sostenitori.

Le preoccupazioni di economisti e banche centrali straniere: “Euro a picco e oro alle stelle”

Non sono solo la politica e gli ambienti economici svizzeri però ad essere profondamente scettici sull’iniziativa, nelle ultime settimane numerosi analisti internazionali hanno messo in guardia dai rischi che un’accettazione del testo potrebbe portare con sé. A subirne le maggiori conseguenze sarebbe il mercato aurifero e l’Euro.

Recentemente anche il quotidiano economico italiano Il Sole 24 ore ha dedicato spazio all’iniziativa svizzera e, citando il parere di una analista di Ubs, ha affermato che una vittoria del sì costringerebbe la Banca BNS ad acquistare 1.500 tonnellate di oro in cinque anni (oggi 1'040 tonnellate, pari al 7,8% delle riserve). “L'impatto (rialzista) sulle quotazioni dell'oro – scrive il quotidiano - potrebbe essere notevole: tanto per avere qualche termine di paragone, la produzione aurifera mineraria è di circa 3mila tonnellate l'anno, mentre le banche centrali – tutte le banche centrali del mondo – l'anno scorso hanno fatto acquisti netti per 409,3 tonnellate di oro.”

Insomma, la Svizzera dovrebbe accaparrarsi la metà della produzione annuale, il mercato del prezioso metallo ne sarebbe sconvolto, il rialzo inevitabile, così come la probabile corsa al rimpatrio dell’oro anche da parte di altri paesi.

La questione Euro

Un ulteriore aspetto che preoccupa il mondo finanziario e politico svizzero e quello mondiale è legato alle valute. I motivi sono però differenti: se per la Banca nazionale svizzera (BNS) la paura più grande è legata alla riduzione del margine di manovra sui mercati valutari, che impedirebbe di fatto l’acquisto di Euro o altre monete per arginare il rafforzamento del franco e il mantenimento del tasso di cambio a 1.20 (acquisendo valuta l’oro accumulato scenderebbe infatti sotto la soglia del 20% imposta dall’iniziativa), mettendo in difficoltà tra gli altri l’export nazionale, a spaventare gli analisti europei e mondiali è invece l’enorme quantità di Euro che la BNS dovrebbe vendere per acquistare i dollari necessari a comprare l’altrettanta enorme quantità d’oro richiesto dall’iniziativa. Ergo: valore della moneta europea a picco.

Il comitato interpartitico: “A rischio migliaia di posti di lavoro”

Critiche altrettanto dure sono state espresse oggi anche dal comitato interpartitico (PLR, PPD, PS, PBD, Verdi liberali) che si batte contro una proposta che giudica "assurda e pericolosa e che rischia di polverizzare migliaia di posti di lavoro”.

Per tutti gli oratori presenti a Berna, la modifica costituzionale in consultazione ha un peccato originale: limita l'autonomia dell'istituto centrale di emissione. Quest'ultimo, con le mani legate, non potrebbe più determinare in modo autonomo la propria politica monetaria a difesa del franco e dell'economia nazionale.

Stando alla consigliera agli stati Karin Keller-Sutter (PLR/SG), se l'iniziativa venisse accolta, la BNS dovrebbe acquistare oro per 60-63 miliardi di franchi. L'iniziativa non dice con quali mezzi. Inoltre, ha specificato, "se le condizioni poste dall'iniziativa fossero state in vigore già nel 2011, la BNS non avrebbe potuto fissare un cambio minimo con l'euro, misura che ha salvato migliaia di impieghi".

Per Philippe Hadorn (PS/BE), la BNS deve essere in grado di reagire velocemente e in maniera flessibile alle crisi, senza corsetti che ne intralcino l'azione. Sono in gioco migliaia di posti di lavoro.

Accettare una simile iniziativa, sarebbe un clamoroso "autogol", ha sostenuto il "senatore" Alex Kuprecht (UDC/SZ), secondo cui per il bene dell'economia nazionale, la politica non deve immischiarsi nell'autonomia della BNS. Quest'ultima deve poter condurre una politica monetaria autonoma, senza interferenze.

Per Kuprecht, il fatto poi di non poter vendere le riserve di oro rappresenta "un assurdità". "Non ha alcun senso - a parere dell'esponete democentrista svittese - avere delle riserve che non si possono utilizzate in caso di necessità". È come se, di fronte ad un incendio, "i pompieri dovessero rimanere a braccia conserte".

Un'eccessiva dipendenza dall'oro metterebbe in difficoltà anche i cantoni, ha sostenuto la consigliera di stato zurighese Ursula Gut. La mancata distribuzione degli utili a causa delle perdite delle BNS ha degli strascichi pesanti anche sui bilanci cantonali, col rischio che i cittadini vengano chiamati a pagare più imposte per risanare i conti dello Stato.

Red / ATS

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