
Per taluni è conseguenza di una lotta uno contro tutti e di un momento storico caratterizzato dall’epidemia di coronavirus, che spinge i cittadini a favorire lo status quo, per altri è un sì alla via bilaterale con l’Ue e una vittoria dei lavoratori: sono assai disparate le reazioni al no odierno all’iniziativa UDC per un’immigrazione moderata. Su tutto incombe Bruxelles, che dice: ora firmate l’accordo quadro.
"È stata una lotta di Davide contro Golia", ha affermato il presidente democentrista Marco Chiesa. Secondo il consigliere agli stati ticinese ha avuto un ruolo anche il coronavirus, perché la popolazione è attualmente confrontata con le incertezze dello sviluppo economico. Il tema dell’immigrazione rimarrà comunque nell’agenda politica, si è detto convinto: non è solo l’UDC a voler evitare una Svizzera da 10 milioni di abitanti.
Per la vicepresidente Céline Amaudruz ha vinto la clausola ghigliottina: la convinzione che la fine della libera circolazione avrebbe compromesso tutti gli accordi bilaterali con l’Ue ha fatto paura ai cittadini. "Eravamo soli contro tutti", ha ricordato la la consigliera nazionale (UDC/GE).
I problemi provocati dalla libera circolazione, come la disoccupazione e lo stress provocato da un’eccessiva densità della popolazione, rimarranno anche dopo il no popolare, ha affermato il capogruppo UDC alle Camere federali Thomas Aeschi. A suo avviso la sconfitta della proposta democentrista non è comunque da interpretare come un segnale positivo per l’accordo quadro con l’Ue.
Sul fronte opposto la soddisfazione è grande presso Economiesuisse, che ha voluto evitare una riedizione della disfatta del 2014. "La popolazione era consapevole di votare sul proseguimento del percorso bilaterale e non sull’immigrazione", ha affermato Monika Rühl, direttrice della federazione delle imprese svizzere.
Secondo Rühl ha giocato anche "una certa stanchezza" da parte del popolo svizzero, che "si è già espresso tre volte di recente, sempre a favore della via bilaterale". Gli oppositori alla proposta democentrista hanno potuto dimostrare i vantaggi dell’approccio elvetico all’Ue.
Per il presidente di Economiesuisse Heinz Karrer il chiaro no crea un importante punto di partenza per l’accordo quadro con l’Unione europea. Ora il Consiglio federale deve comunicare chiaramente a Bruxelles gli adeguamenti che intende apportare ai tre punti in sospeso: misure di accompagnamento, appalti e direttiva sulla cittadinanza dell’Ue. "Si tratta ora di avviare senza indugio i colloqui con l’Ue ", ha affermato Karrer.
Per il presidente dell’Unione sindacale svizzera (USS) Yves Maillard la sconfitta dell’UDC è legata anche all’atteggiamento del Consiglio federale, che contrariamente a quanto successo sei anni or sono ha ascoltato le preoccupazioni dei partner sociali.
Il governo ha preso sul serio le difficoltà che esistono in particolare per i lavoratori anziani e ha elaborato una rendita ponte per i disoccupati di oltre 60 anni, ha ricordato il politico vodese. L’attacco dell’UDC alle misure di accompagnamento ha mobilitato anche la base sindacale, ha aggiunto.
Secondo il consigliere nazionale socialista con questo voto gli svizzeri confermano la via bilaterale e tutti gli impegni della Confederazione. "Anche con lo status quo, abbiamo un livello di integrazione più alto di quello che dovrebbe avere la Gran Bretagna", ha sottolineato. Da parte sua l’Unione Europea non perde nulla. Riguardo all’accordo quadro, secondo Maillard le opzioni sono due: rinegoziare l’accordo con l’UE o interrompere l’esercizio. Così com’è l’intesa è destinata a fallire.
Per Unia il chiaro no all’iniziativa per la limitazione dell’UDC è una vittoria delle lavoratrici e dei lavoratori: il voto rappresenta anche un "sì" alla protezione dei salari e alla parità di diritti fra chi è impiegato in Svizzera.
Anche da Bruxelles sono arrivate le prime reazioni. Il presidente della delegazione del parlamento Ue che si occupa delle relazioni con la Svizzera, il politico CDU tedesco Andreas Schwab, prende atto con favore del no all’iniziativa UDC e si aspetta ora "una rapida firma" dell’accordo quadro.
Per Schwab il rifiuto della proposta di modifica costituzionale è la prova "che i cittadini svizzeri vogliono assolutamente mantenere la cooperazione con l’Ue". Da parte sua, Bruxelles desidera l’accordo quadro, perché crea certezza giuridica per entrambe le parti. "Le forti relazioni con la Svizzera sono nell’interesse dell’UE e la Confederazione deve ora dar seguito alla sua auspicata stretta collaborazione", afferma in una dichiarazione scritta il politico conservatore.
Più sintetica la reazione, affidata a Twitter, di Paolo Gentiloni, commissario europeo all’economia ed ex premier italiano: "vince il no alla proposta di limitare la libera circolazione delle persone: bella domenica democratica ed europea nel paese dei referendum".
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