
L'Iniziativa popolare "Più abitazioni a prezzi accessibili" non è stata studiata bene e gli effetti negativi sono nettamente superiori a quelli positivi. È questa l'opinione espressa oggi dal comitato contrario al testo in votazione il prossimo 9 febbraio, composto di membri di PBD, PPD, PLR, Verdi liberali e UDC.
Secondo gli oppositori si tratta di un intervento estremo sul mercato, fatto nefasto sia per il settore degli alloggi sia dal punto di vista della protezione ambientale.
Sotto accusa viene messo fra le altre cose il concetto di pianificazione degli alloggi a livello federale: "Se il bisogno si fa sentire, i Cantoni e i Comuni possono prendere misure mirate in funzione della realtà locale", ha detto la consigliera agli Stati Brigitte Häberli-Koller (PPD/TG) ai media a Berna.
Si tratta di un'iniziativa "fuori dal tempo", ha continuato Häberli-Koller. "C'è stata un'epoca in cui non venivano costruiti abbastanza immobili e il mercato degli affitti era testo, ma si tratta di una fase superata", ha detto ancora. "Oggi ogni anno vengono costruiti circa 50'000 nuovi appartamenti". Insomma, parlare di più abitazioni a prezzi accessibili permette di fare un bel titolo ed è un fine nobile, ma i mezzi utilizzati sono quelli sbagliati.
La quota del 10% di alloggi nuovi dedicati all'utilità pubblica è vista come sproporzionata e controproducente. Questa quota non sarebbe infatti ripartita in funzione della domanda e quindi delle necessità regionali, ma sarebbe semplicemente un numero da applicare a livello nazionale.
Tutto ciò senza contare che gli alloggi a prezzi moderati non sempre accolgono chi ne ha veramente bisogno, ha sottolineato il consigliere nazionale Pierre-André Page (UDC/FR): secondo dati della Rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS), solamente un quarto degli occupanti fanno parte del 20% meno abbiente della popolazione, ovvero la fascia che avrebbe più bisogno di affitti moderati.
Iniziativa burocratica e poco verde
Sempre secondo il comitato degli oppositori, l'iniziativa risulterebbe eccessivamente burocratica, fatto che rischia di scoraggiare gli attori privati e quindi portare a una diminuzione delle costruzioni, con un conseguente aumento degli affitti. Solo la piccola minoranza che usufruirà del 10% sovvenzionato avrà vantaggi.
Il testo è anche visto come contrario all'ecologia. Rinnovare uno stabile è infatti uno strumento importante per ridurre i consumi energetici e questo tipo di interventi viene effettuato a dipendenza degli investimenti necessari, dei risparmi potenziali e dei finanziamenti ottenuti.
"Se l'iniziativa venisse accettata, le ristrutturazioni di questo genere potrebbero essere sostenute da Confederazione, Cantoni e Comuni solo se il numero totale di alloggi a prezzo moderato restasse invariato. Un principio estremamente rigido (...) che scoraggerebbe molte persone a intraprendere lavori in questo senso", ha spiegato Page.
Il comitato si dice invece favorevole al controprogetto indiretto: un aumento di 250 milioni di franchi per il fondo dedicato alla costruzione di case popolari. L'importo supplementare consentirebbe di mantenere l'attuale livello di sostegno all'edilizia abitativa senza scopo di lucro per i prossimi anni.
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