
Il cartellone raffigurante una donna velata davanti a minareti che trafiggono come missili una bandiera svizzera vìola la legge contro il razzismo. Con questa motivazione il cantone di Basilea Città ha deciso di vietare ai promotori di affiggere il discusso manifesto su suolo pubblico. Lo ha confermato oggi al "Tages-Anzeiger" e al "Bund" il portavoce del Dipartimento delle costruzioni e dei trasporti, André Frauchiger. Concretamente le autorità basilesi si richiamano al paragrafo 7 dell'ordinanza sui cartelloni, che vieta manifesti che "volutamente diffondono ideologie razziste, in cui per esempio gruppi sono catalogati in base alle loro caratteristiche fisiche o culturali, o sulla base della loro appartenenza nazionale o religiosa". Inoltre il cartellone infrange la disposizione secondo cui un'affissione non deve incitare all'odio o alla discriminazione nei confronti di persone di "pelle, etnia o religione diverse", aggiunge Frauchiger. Frauchiger sottolinea che il cantone ha ponderato accuratamente la propria decisione. La consultazione con gli uffici cantonali dell'integrazione e delle pari opportunità ha evidenziato come la campagna di affissioni vada contro le disposizioni anti-razzismo. La reazione dei promotori dell'iniziativa non si è fatta attendere. Il loro presidente Walter Wobmann (UDC/SO) ha dichiarato all'ATS che "questa decisione esprime bene l'assoluto dispotismo della sinistra". Il democentrista solettese ritiene assurdo che dapprima governo e parlamento dichiarino valida l'iniziativa e poi le città si oppongano alla campagna di affissioni. Wobmann considera il divieto come una limitazione al diritto di espressione. "Per tanto così possiamo anche abolire la democrazia", rileva. Nel caso in cui altre città - negli articoli del Tagi e del "Bund" si fa riferimento a Zurigo e Winterthur (ZH) - dovessero proibire il contestato manifesto, sono da prevedere azioni in grande stile: "Potremmo affiggere il cartellone in maniera massiccia su suolo privato". Il popolo svizzero si esprimerà sulla controversa iniziativa popolare - lanciata dal cosiddetto "Comitato di Egerkingen", di cui fanno parte esponenti di UDC e UDF - il prossimo 29 novembre. Secondo i promotori, l'articolo 72 capoverso 3 della Costituzione federale sui rapporti tra Stato e Chiesa dev'essere modificato come segue: "L'edificazione di minareti è vietata". ATS
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