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Svizzera
Influenza A: no a vaccinazione generalizzata, sì per persone a rischio
Redazione
17 anni fa

La commissione federale per le vaccinazioni (CFV) non raccomanda la vaccinazione generale della popolazione per fronteggiare l'influenza A(H1N1); le persone particolarmente esposte, quelle a rischio di complicazioni o vulnerabili invece dovrebbero ricorrere al vaccino, che sarà pronto verosimilmente in ottobre. I 15 membri della CFV, istituita nel luglio 2004 dal consigliere federale Pascal Couchepin, hanno deciso di dare priorità, nel raccomandare il vaccino, al personale sanitario, a chi si occupa di neonati sotto i sei mesi di vita, alle donne incinte a alle puerpere. I bambini che hanno già compiuto i sei mesi e gli adulti oltre i 64 anni potranno avere immediato accesso al vaccino in caso di malattie cardiache o polmonari croniche (asma, malformazioni cardiache congenite, insufficienza cardiaca, mucoviscidosi), disturbi legati al metabolismo (diabete del tipo II), insufficienza renale, emoglobinopatia o immunosoppressione. Nella lista prioritaria di coloro cui si raccomanda il vaccino figurano altresì i famigliari dei pazienti e quelli dei neonati. Le raccomandazioni della CFV potrebbero riguardare da 1,2 a 2 milioni di persone, ma anche in questo caso la vaccinazione rimane facoltativa, ha rilevato Virginie Masserey, dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), ricordando che la Confederazione ha già ordinato 13 milioni di dosi del vaccino. Le modalità concrete di vaccinazione sono di competenza dei cantoni e la questione del finanziamento è ancora in fase di studio. Secondo le stime dell'UFSP, fino a 2 milioni di individui in Svizzera potrebbero contrarre la cosiddetta "febbre suina", che nella maggior parte dei casi dovrebbe rimanere benigna. Tuttavia il virus potrebbe portare 400 mila persone a rivolgersi a un medico e un migliaio di esse venir ricoverato in ospedale. Sempre secondo le autorità sanitarie federali, 150 malati potrebbero aver bisogno di cure intensive. A tutt'oggi in Svizzera coloro a cui è stata diagnosticata l'influenza A(H1N1) sono 724. Siccome l'influenza suina può avere, benché raramente, complicazioni gravi anche su persone in buona salute, la Commissione federale raccomanda poi la vaccinazione a tutti coloro che intendono tutelarsi, dal momento in cui il vaccino sarà disponibile. A tutt'oggi comunque la situazione "non richiede che si emani la raccomandazione di una vaccinazione rapida di tutta la popolazione", secondo la CFV, che valuta regolarmente i dati disponibili su questa influenza. Essa risulta dalla combinazione di due virus suini, di un virus volatile e di un virus umano, da qui il nome di "febbre suina". Questa denominazione è tuttavia errata, avverte l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), poiché questa malattia non circola tra i suini, ma tra le persone. È vero che i suini sono regolarmente infetti con l'influenza, ma i virus vengono trasmessi raramente alle persone. Questo dell'influenza A(H1N1) emerso in Messico, invece, si trasmette da una persona all'altra: viene passato attraverso goccioline tossendo, starnutendo o tramite il contatto con delle superfici contaminate (stretta di mano, etc.). L'esercito consegna da subito mascherine igieniche ai soldati, così che possono entrare in servizio anche se accusano sintomi influenzali. Il trattamento dell'influenza ha luogo durante il servizio. Lo rende noto il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), che sta valutando la possibilità di offrire ai militari una vaccinazione contro l'influenza stagionale. In caso di contagio, nella vita civile si raccomanda di rimanere a casa; i militari sono tuttavia obbligati a entrare in servizio anche in caso di malessere e ad effettuare la visita sanitaria, ricorda il DDPS. Presso la truppa si procede alla visita sanitaria d'entrata con accertamenti approfonditi e, se del caso, al trattamento della malattia. ATS

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